Arte e neuroscienze: come trasformare il cervello in un opera d’arte

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    Arte e neuroscienze: come trasformare il cervello in un opera d’arte

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    Arte e neuroscienze: come trasformare il cervello in un opera d’arte

    Arte e neuroscienze – “L’incontro tra due discipline non prende posto dove l’una comincia a riflettersi sull’altra, ma dove l’una realizza che deve risolvere da sè, con i suoi mezzi, un problema simile ad uno affrontato dall’altra.”

    (Gilles Deleuze)

    Il subbuglio del caffè che risale la cannula della moka riempie l’ambiente di un rumore tenue.

    Il suo profumo fa cadere la stanza in un’atmosfera alla morfina e, una volta riempita una tazzina, vi sedete al tavolo per accingervi a lavorare.

    Sfortuna vuole che ne rovesciate il contenuto sul tavolo: questo dapprima si diffonde come una macchia circolare uniforme, poi disegna, grazie alla conformità del tavolo e alle microscopiche crepe che ne abitano le superficie delle righe confuse, quasi fossero rami d’albero.

    Arte e neuroscienze: come trasformare il cervello in un opera d’arte

    Immaginate ora di essere un artista con un dottorato in Neuroscienze.

    Questa esperienza con il caffè non potrà che suscitarvi una similitudine: la conformazione delle cellule neuronali.

    Almeno, questo è ciò che probabilmente illuminerebbe la fantasia di Gregg Dunn, un artista americano, che ha unito arte e neuroscienze, sua materia di studio e divenuta il suo principale motore ispirativo.

    Infatti, una delle sue opere (qui sotto) è nata soffiando dell’inchiostro su una carta non assorbente.

    La forma della carta stessa, il soffio dell’artista e le turbolenze dell’aria comportano la formazione di una rete che ricorda la struttura ad albero dei neuroni e degli assoni.

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    Dunn racconta che lavorare al microscopio con delle popolazioni di neuroni per il suo dottorato lo ha portato ad immaginare come potesse rappresentare, nel modo più scientifico possibile, l’intricato, meraviglioso, misterioso ed enigmatico loro dispiegarsi e connettersi che accade ogni secondo della nostra vita, chiusi nei meandri del nostro organo più importante.

    La fenomenologia delle connessioni intra-cerebrali è esteticamente affascinante e allo stesso tempo incredibilmente complessa.

    Un lavoro sofisticato, che Dunn ha scelto di prendere in mano e di fare suo con l’aiuto di pochi e fidati colleghi. Dice Dunn in un’intervista: “Il mondo microscopico appartiene al mondo dell’arte visiva orientale.

    Non c’è differenza tra il rappresentare il paesaggio di una foresta e un paesaggio del cervello. Le forme neurali e i dipinti orientali collidono in un modo completamente naturale.

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    Dunn ha ragione su due punti. Primo, la conformazione strutturale di ogni neurone rende la similitudine con una foresta un salto associativo quasi obbligato.

    La forma a ramo di un dendrite è praticamente identica alla parte superiore di un albero, ad una serie di crepe nel pavimento, al movimento dei fiumi e dei canali visti dall’alto o ad un fulmine. In natura, la morfologia del neurone si ripete incessante dappertutto.

    Come dice Dunn: “Non sarei sorpreso se la forma che rappresento avesse la sua rappresentazione base ad un livello cosmico.

    È la soluzione frattale dell’Universo.” Secondo, l’arte orientale è caratterizzata da una ricerca costante della semplicità.

    Picasso ha cercato per tutta la sua vita di dipingere come un bambino, sottintendendo la volontà di arrivare a quelle linee base non solo utili ma indispensabili per rappresentare su tela un concetto o un oggetto.

    L’arte orientale non ha avuto bisogno di questa ricerca: è nata con alle spalle la tradizione minimalista della linea e dell’asciuttezza; non a caso gli ideogrammi sono nati nelle terre d’Oriente.

    Dunn sente molto vicina l’intera produzione artistica di questo mondo e il suo tentativo artistico riflette questo anelito all’essenziale.

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    Tuttavia, come egli stesso racconta, rappresentare pochi neuroni sulla tela non è affatto realistico. Non rappresenta in maniera efficace l’incredibile complessità del cervello:

    Esiste un cliché nel mondo della neuroanatomia riguardo come ogni regione del cervello renda solo così poco del suo ‘stato reale’, poichè tutte le singole unità processuali devono essere concentrate in un posto così piccolo.

    Mettete insieme 100 miliardi di neuroni, ognuno con un migliaio di connessioni sinaptiche con gli altri, il limite di capacità cranica dato dall’evoluzione e difatti avete un organo molto piccolo e molto denso.

    Un’imperscrutabile confusione da un lato, un organo squisitamente ordinato dall’altro. […] È letteralmente l’oggetto più complicato dell’intero universo.

    Questo straordinario nido di cellule, quando connesso in un certo modo, dà vita a questo strano senso dell’Io, il quale è capace di ponderare e imparare cose riguardo il suo ambiente di riferimento.

    È un miracolo assoluto, e rappresenta la radice primaria del perchè siamo esseri consci capaci ad apprezzare questo mondo e tutta la sua bellezza.”.

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    Dunn è riuscito a collegare arte e neuroscienze anche attraverso l’utilizzo di procedure speciali, come la tecnica del micro-etching, micro-incisione.

    Prima di tutto, Dunn dipinge i neuroni a mano, poi li scannerizza e invia gli scan ad un computer in cui li assembla usando un software di post-produzione.

    In questa fase, crea, insieme ad un collega di nome Brian Edwards, un’immagine ad alta risoluzione. La creazione di questa immagine avviene attraverso l’input di calcoli matematici complessi che permettono al computer di computare i diversi modi in cui le diverse parti delle immagini potrebbero comunicare le une con le altre per passarsi le informazioni.

    Essi, poi, utilizzando una tecnica chiamata fotolitografia (la stessa usata per creare i microchip), operano delle microincisioni sull’immagine ottenuta mentre essa è appoggiata a delle lastre di metallo congiunte.

    L’angolo di queste micro-incisioni determina il modo in cui la luce cadrà all’interno delle stesse e si rifletterà all’esterno.

    Successivamente, stampano questa immagine su un foglio trasparente, che viene posto sopra un foglio di metallo laminato con materiale sensibile alla luce.

    Questo viene ricoperto di inchiostro: in tutti i posti in cui il foglio trasparente ha l’inchiostro nero, la luce non potrà colpire il foglio laminato.

    A questo punto, illuminano il foglio con dei raggi ultravioletti, che fissano l’immagine nei punti in cui il foglio fotosensibile era oscurato dall’inchiostro. Nell’ultimissima fase, applicano fogli d’oro sulla superficie. Il risultato?

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    Un lavoro straordinario, in cui uno spettatore può ammirare la dinamica delle connessioni cerebrali.

    Come spiega lo stesso Dunn in questo video, un gioco di luci ben realizzato dà meglio l’idea di come le informazioni vengano processate in una modalità bidirezionale, dalla corteccia alle regioni più interne del cervello e viceversa, in un continuo andirivieni di luce dorata che non si ferma mai e ci permette di essere vivi, di esserne consci e di essere consci del nostro essere consci.

    Inoltre, Dunn e Edwards hanno costruito delle luci e delle teche attorno alle strutture delle opere, per aggiungere colori diversi. Controllando l’angolo d’impatto della luce, uno può controllare il colore che rimbalza e viene processato dal nostro sistema visivo.

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    Queste immagini rappresentano il cosiddetto brainbow, l’arcobaleno cerebrale, una tecnica di neuroimaging per colorare i neuroni vicini combinando proteine fluorescenti colorate.

    Dato che le combinazioni di colori sono date dal gioco della luce e visto che non c’è colore sulla superficie del foglio, le possibili combinazioni sono infinite.

    Dunn non ha limitato la sua produzione alle sole cellule neuronali. Alcuni dei suoi migliori lavori sono sulle cellule gliali, cellule di importanza fondamentale per il supporto e la connessione tra neuronale, e, addirittura, sul midollo spinale.

    Il lavoro di Dunn tiene fede alla sua ricerca infinita delle semplicità, partendo dall’assunto di base che l’oggetto da rappresentare è in realtà l’organo più complesso dell’intero universo.

    La sua ricerca non è paradossale: è ricerca pura, che tiene conto di quanto anche dentro una cosa apparentemente semplice vi sia un mondo incredibilmente difficile da afferrare e, nella medesima maniera, come dietro una cosa apparentemente impossibile da decifrare vi siano dei pattern che ne rendono più facile l’analisi e la rappresentazione.

    Una super-filosofia dello ying e dello yang, compenetrati ed intrecciati insieme perchè in verità inseparabili.

    Gregg Dunn, l’artista neuroscienziato che ha creato il connubio perfetto: arte e neuroscienze.

    Arte e neuroscienze: come trasformare il cervello in un opera d’arte

    Cibo per la Mente del Mese di ??? sarà dedicata al connubio Arte e NeuroScienze. Iscriviti: ti aspettiamo! Per scoprire insieme le bellezze del nostro sistema nervoso centrale, sia quelle contenute in esso che quelle che lo stesso ci permette di scoprire.

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    Anna Cantagallo

    Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.

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