Cancro. Quando la diagnosi aumenta il rischio di suicidio

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    Cancro. Quando la diagnosi aumenta il rischio di suicidio

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    Cancro. La comunicazione di una diagnosi di cancro è sempre un evento molto stressante. Può, infatti, aumentare il rischio di suicidio di chi la riceve, nonostante il miglioramento dei tassi di sopravvivenza per molte neoplasie. Un gruppo di ricercatori dello University College of London ha esaminato i dati relativi a oltre 4,7 milioni di pazienti britannici che hanno ricevuto diagnosi di cancro tra il 1995 e il 2015. Dall’analisi dei dati raccolti si evince che il rischio di suicidio è più elevato del 10% rispetto a quello della popolazione generale sana. Quasi 2.500 pazienti con tumore si sono suicidati. Queste morti secondo gli autori, potevano essere evitate. In particolar modo sono stati esaminati i diversi step successivi alla diagnosi data al paziente, facendo attenzione all’aspetto temporale successivo alla diagnosi e alla sua comunicazione.   I dati analizzati riportano che il rischio di suicidio raggiunge il picco nei primi sei mesi dopo la diagnosi del cancro. Quest’ultima, infatti, si rivela fonte di ingente stress e pensieri negativi relativi all’incertezza della vita futura.cancro

    Sono stati, inoltre, individuati quattro tumori risultati essere maggiormente influenti sulla psiche del paziente, tanto da condurlo al suicidio. Il dato più elevato riguarda i pazienti con mesotelioma, i quali hanno una probabilità di morire per suicidio 4,5 volte più alta. Seguono i pazienti con tumore del pancreas (3,9), quelli con tumore dell’esofago (2,7), tumore del polmone (2,6), mentre la diagnosi di tumore dello stomaco è risultata legata a un rischio di suicidio 2,2 volte maggiore rispetto alla popolazione generale. Nell’attività clinica, nel caso del paziente oncologico, ha un’importanza notevole il monitoraggio costante dell’umore del paziente. Al contempo è fondamentale un adeguato supporto psicologico, servizio indispensabile non solo per il paziente ma anche per il caregiver. Il trattamento psicologico permette, infatti, al paziente e ai suoi familiari di acquisire gli strumenti necessari per gestire il disagio indotto dalla malattia ed eventuali comportamenti di evitamento relativi a programmi terapeutici o controlli. Se ti trovi in un momento di difficoltà come quello sopracitato e vorresti apprendere tecniche per gestire le emozioni negative tue o dei tuoi familiari, modificare pensieri disfunzionali ed interiorizzare modalità efficaci di problem-solving….  contattaci!

    Avremo il piacere di ascoltarti e troveremo assieme la soluzione che maggiormente si addice al tuo momento di difficoltà, soluzione che potrai prospettare anche alle persone a te care.

     


    About Author

    Anna Cantagallo

    Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.

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