Sclerosi Multipla, disturbi cognitivi – Di Anna Cantagallo

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    Sclerosi Multipla, disturbi cognitivi – Di Anna Cantagallo

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    Sclerosi Multipla, disturbi cognitivi – Di Anna Cantagallo

    Sclerosi Multipla – Anna Cantagallo spiega come negli ultimi anni anche le compromissioni nelle funzioni cognitive come conseguenza alla malattia abbiano ricevuto attenzione in ambito di ricerca medica e scientifica.

    Le funzioni cognitive, come il ragionamento, il pensiero, la memoria, la concentrazione e il linguaggio, consentono al nostro cervello di acquisire, analizzare e mantenere i vari input ambientali.

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    Quali deficit cognitivi colpiscono maggiormente i pazienti con SM e in che misura?

    “Gli studi dimostrano che tra il 43% e il 72% dei casi è colpito da deficit cognitivi, incrementando significativamente la disabilità e con possibile comparsa in qualsiasi fase del decorso della malattia.

    Rispetto ai pazienti che presentano unicamente una disabilità fisica, coloro con deterioramento cognitivo partecipano meno ad attività sociali e ricreative, hanno maggiori limitazioni nel funzionamento quotidiano, e hanno un maggiore rischio di sviluppare un disturbo psichiatrico.

    Il decadimento cognitivo inoltre ha come conseguenza anche un elevato tasso di disoccupazione tra i malati di SM.

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    Le funzioni compromesse in maniera più precoce sono la rapidità di elaborazione delle informazioni e l’attenzione.

    Un’altra abilità che può essere compromessa è la memoria episodica, mentre solitamente rimangono intatte le abilità linguistiche, quelle prassiche, e l’orientamento spazio-temporale.”

    Ci sono strumenti e associazioni in grado di prevedere il deterioramento cognitivo nella SM?

    “Alcuni fattori che predicono declino cognitivo nella SM – racconta Anna Cantagallo – sono la precoce insorgenza della malattia, il sesso maschile, e un’intelligenza bassa.

    Nonostante diversi studi abbiano mostrato una correlazione positiva tra depressione e deficit cognitivi, non ci sono prove di una vera e propria associazione tra i due.

    Dalle prestazioni dei pazienti nei test neuropsicologici cognitivi sono emersi risultati più bassi, soprattutto in quelli più lunghi e impegnativi, evidenziando un legame tra fatica mentale e declino cognitivo, anche se abbastanza debole.”

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    Ci sono studi che associano deficit cognitivi a lesioni cerebrali?

    “Uno studio condotto nel 2006 da Amato e colleghi ha evidenziato l’associazione tra deficit cognitivi, un maggior numero di lesioni in T1 nell’encefalo, e riduzione del volume corticale.

    Va precisato che i pazienti coinvolti nello studio erano affetti da SM benigna, con bassi livelli di disabilità anche dopo oltre 15 anni di malattia.

    Questi fattori erano indicativi di rischio maggiore, in seguito a un follow-up di 5 anni, di evoluzione verso un decorso maligno.

    È stata dimostrata inoltre una forte associazione tra atrofia corticale e declino cognitivo nella SM.”

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    Perché è importante il concetto di “riserva cognitiva”?

    “Nella SM la riserva cognitiva del paziente può diventare un fattore di protezione nei confronti del deterioramento cognitivo.

    In uno studio del 2010 di Benedict e colleghi si è ottenuta una stima di essa attraverso gli anni di formazione scolastica e i risultati ad alcuni test di lettura.

    La riserva cognitiva era predittiva di declino cognitivo in 5 anni; coloro che l’avevano bassa mostravano un declino maggiore.”

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    È possibile individuare precocemente i deficit cognitivi nella SM con dei test neuropsicologici?

    “Sono numerosi – spiega Anna Cantagallo – i test standardizzati sviluppati per misurare le funzioni cognitive, di cui molti applicabili a pazienti con SM per valutare l’entità del deficit cognitivo.

    La Batteria breve ripetibile dei test neuropsicologici di Rao (BRB) e la Valutazione minima della funzione cognitiva nella SM (MACFIMS) sono tra le più usate.

    Il vantaggio del BRB è quello di essere più veloce nell’esecuzione e di essere stato tradotto in diverse lingue.

    Il MACFIMS tuttavia è più completo, in quanto comprende la valutazione delle funzioni esecutive e dell’elaborazione spaziale.

    È stato dimostrato che tra tutti i test quelli sulla memoria verbale e sulle funzioni esecutive erano migliori predittori dell’andamento evolutivo cognitivo nei pazienti affetti da SM.

    Tuttavia questi test sono molto complessi e richiedono competenze specialistiche per essere somministrati.

    Ce ne sono altri di più rapida e facile applicabilità, utilizzabili anche da un personale non specializzato.”

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    Si può trattare il deterioramento cognitivo nella SM tramite dei farmaci o altri tipi di trattamenti?

    “I farmaci DMT modificano l’evoluzione della malattia, agendo come prevenzione verso lo sviluppo di nuove lesioni cerebrali e rallentando lo sviluppo dell’atrofia cerebrale.

    Tuttavia non esistono degli studi con risultati validi e clinicamente significativi che possono portare a trarre conclusioni circa gli effetti benefici che questi possono avere in modo specifico sulla sfera cognitiva.

    Oltre agli approcci farmacologici sono stati sperimentati anche trattamenti di riabilitazione cognitiva, che hanno dimostrato efficacia ripetuta, e quindi sono raccomandabili, per le funzioni mnesiche e per la meta-cognizione.

    Invece per le funzioni attentive e per la working memory sono presenti al momento soltanto singoli lavori con efficacia significativa.”

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    Anna Cantagallo

    Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.

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