Author Archives: Anna Cantagallo

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    Felicità. Raggiungerla o fare in modo che essa arrivi spontaneamente?

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    Felicità. Raggiungerla o fare in modo che essa arrivi spontaneamente?

    Felicità. Lo psicologo statunitense Martin E. P. Seligman è considerato il padre della Psicologia Positiva,  branca che si occupa di incrementare e potenziare le capacità personali e sociali per raggiungere il proprio benessere. La Psicologia Tradizionale d’altro canto si è sempre concentrata sugli aspetti che gravano sulla vita dell’individuo e sulle possibili soluzioni da adottare per debellarli e condurre un’esistenza priva di disagio.

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    Cani. Passeggiare con il cane: il miglior esercizio fisico per gli anziani

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    Cani. C’è una grande notizia per tutti gli amanti di fido: oltre alle grandi soddisfazioni ed emozioni che un cane riesce a trasmettere, portarlo a passeggio può essere un esercizio fisico molto salutare, soprattutto per i più anziani. Il cane si rivela così non solo il miglior amico dell’uomo ma anche un fidato personal trainer!

    cani

    Questo è ciò che è emerso da una ricerca (http://jech.bmj.com/content/71/9/905 ), capitanata  da Yu-Tzu Wu dell’University of East Anglia a Norwith (Gran Bretagna), che ha voluto indagare la probabile relazione positiva che sussiste tra il benessere fisico e il  vivere con un cane. Il team, per compiere questa analisi, ha utilizzato i dati derivanti dalla ricerca prospettica in Cancer and Nutrition Norfolk, che han permesso la partecipazione di un totale di 3100 persone. I soggetti dichiararono di avere un’età compresa tra i 40 e i 79 anni e l’età media si aggirava attorno ai 70 anni. La ricerca multilivello, pubblicata poi dal Journal of Epidemiology & Community Health, ha voluto comprendere se vi fosse una correlazione tra il possesso di un cane – che è stato auto-segnalato dai soggetti – l’attività fisica giornaliera e le condizioni meteorologiche. L’attività fisica giornaliera e la sedentarietà sono state misurate utilizzando accelerometri da polso per un totale di 7 giorni. Inoltre sono state considerate tre tipologie di condizioni ambientali: la durata di una giornata, le precipitazioni e la temperatura massima.

    Dai risultati è emerso che il 18% dei 3123 partecipanti, ha riferito di avere un amico a quattro zampe e due terzi  di essi hanno dichiarato di portarlo a passeggio almeno una volta al giorno. Inoltre si è notato che coloro che portano fuori regolarmente i loro cani, sono più attivi e meno sedentari anche nei giorni con le condizioni metereologiche ostili (temperature basse e maltempo) di quanto non siano i non-proprietari di un cane anche nei giorni con le condizioni meteorologiche migliori. Più precisamente, coloro che hanno portato a spasso i loro cani anche con un meteo ostile hanno dimostrato il 20% di livelli di attività fisica in più rispetto ai non-proprietari e sono stati sedentari ben 30 minuti in meno al giorno. Che significano questi numeri? In breve questo studio è riuscito a dimostrare che avere un cane aiuta ad avere un’attività fisica più intensa e regolare e questo può risultare molto utile per la salute, soprattutto dei più anziani. Infatti, incoraggiare il possesso di un cane e il portarlo a passeggio, dove opportuno, potrebbe rivelarsi una potente aggiunta agli interventi di assistenza primaria per sostenere l’attività fisica nei pazienti anziani. Ora hai un motivo in più per aprire la tua porta di casa ad un personal trainer a quattro zampe!

    Attenzione però, un cane può aiutare a mantenersi in movimento, ma non può in alcun modo sostituire  terapie riabilitative o fisioterapiche.Se sei interessato a comprendere più a fondo questo argomento e vuoi consigli su come svolgere un’attività fisica corretta e benefica, sia con che senza il supporto di fido, contattaci subito! Qui in BrainCare possiamo creare il tuo programma fisico e alimentare su misura per incrementare la tua salute nel tempo.

    Ti aspettiamo!


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    Immunoprevenzione: un buon alleato contro il cancro

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    Immunoprevenzione: un buon alleato contro il cancro

    Immunoprevenzione. Le evidenze che sono state ottenute nell’immunoterapia tumorale, stanno pian piano generando l’idea, sempre più condivisa, dell’esistenza di una sorveglianza immunitaria del tumore. Il coinvolgimento del sistema immunitario nella lotta e nella prevenzione del cancro, ha dato il via ad una nuova era nella lotta contro questa patologia che rappresenta il maggior problema di salute pubblica nel mondo. Ciò che vari studi riguardanti questa tematica hanno concluso è che il corpo umano possiede delle armi per difendersi dal cancro: il sistema immunitario e i diversi meccanismi di sorveglianza genomica. Il tema rivoluzionario riguarda quindi la possibile eliminazione delle cellule potenzialmente tumorali da parte del nostro sistema immunitario, prima che degenerino effettivamente in cancro. Infatti, bisogna tenere ben presente che i fattori di rischio ambientali più consolidati sono noti per interferire con i meccanismi di sorveglianza immunitaria.

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    demenza

    Demenza: aumentare la propria riserva cognitiva per prevenirla

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    Demenza: aumentare la propria riserva cognitiva per prevenirla

    Demenza. Per garantire la qualità della vita delle persone anziane e preservare la loro indipendenza la loro salute cognitiva è un fattore molto importante. Essa coinvolge sia lo sviluppo che il mantenimento della struttura cognitiva multidimensionale che consente all’anziano di mantenere i propri rapporti interpersonali oltre alle capacità di recupero funzionale da malattie o lesioni, e per affrontare i deficit funzionali residui.

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    Senso di giustizia: la Capacità di riconoscere il giusto è innata

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    Senso di giustizia.

    “Ogni uomo deve compiere una decisione: se camminerà nella luce dell’altruismo creativo o nell’oscurità dell’egoismo distruttivo.”

    (Martin Luther King)

    Nella complicata rete dei rapporti umani, che si compenetrano ogni giorno e formano un tutt’uno spesso indivisibile, esistono delle attitudini che producono atteggiamenti, i quali si rivelano sotto forma di azioni. Queste attitudini, che nel mondo tecnico della psicologia vengono definite temperamenti, rappresentano le caratteristiche biologiche dell’individuo e preservano le informazioni comportamentali e affettive che poi evolveranno nella personalità. Il nostro DNA sussume, quindi, il nostro modo di porci al mondo, ma l’effettiva manifestazione di questa attitudine è successivamente determinata dalle caratteristiche dell’ambiente in cui l’individuo cresce e matura. Un bambino con temperamento istintivo difficilmente potrà esprimere questa sua indole in un ambiente poco stimolante e in cui i principali caregiver prediligono l’inattività alla esplorazione. Quindi, le informazioni biologiche non sono un mantra che non esperisce alcun cambiamento: l’ambiente elicita le risposte che l’individuo mette in atto, le quali non potranno non avere quella quota di unicità che caratterizza quella persona e non un’altra.

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    Grasso. Il suo metabolismo è comandato da un interruttore nel cervello

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    Grasso. Il suo metabolismo è comandato da un interruttore nel cervello

    Grasso. Uno dei problemi di salute maggiormente diffusi nel mondo industrializzato è senza dubbio l’obesità, al punto che ad oggi  sono circa 1 miliardo e 200 milioni le persone che presentano  un problema di peso conclamato. Dagli esperti della sanità è stata definita un ’epidemia globale’ in quanto rappresenta un problema proprio del 50% della popolazione adulta nelle civiltà industrializzate, Australia compresa. Qui in particolare, è stato portato a termine recentemente uno studio i cui risultati hanno dell’incredibile: gli autori pensano infatti di aver compreso il meccanismo biologico che, attraverso il cervello, regola l’equilibrio tra l’utilizzo del grasso per un dispendio energetico  e, d’altro canto l’immagazzinamento dello stesso (che causa l’obesità).

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    osteoporosi

    Osteoporosi. Quanto esercizio fisico serve per prevenirla?

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    Osteoporosi. Quanto esercizio fisico serve per prevenirla?

    Osteoporosi. L’ osteoporosi è una malattia che causa una perdita di massa nello scheletro aumentando  il rischio di fratture patologiche. Oltre che per una diminuzione della densità ossea, ciò accade per via della modificazione nella loro citoarchitettura. Dal punto di vista diagnostico viene divisa in primaria (95% dei casi) e secondaria: nel primo caso significa che compare spontaneamente, nel secondo che è conseguente ad un evento correlato (ad esempio a seguito di iperparatiroidismo, farmaci osteotossici, etc.).

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    Anosognosia. Un deficit nella sfera della consapevolezza

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    Anosognosia. Un deficit nella sfera della consapevolezza

    Anosognosia. Von Monakov già nel 1895 descrisse il caso di un paziente che a causa di una lesione nelle aree primarie della vista manifestava cecità corticale. Ciò che dava rilievo alla patologia di questo paziente era la mancanza di coscienza riguardo il suo deficit. Successivamente nel 1914 Babinski presentò alla Società di Neurologia di Parigi il caso di due pazienti con emiparesi destra e con assenza totale di consapevolezza del loro deficit motorio; fu da allora che la comunità scientifica prese coscienza di questa patologia. L’anosognosia (o nosoagnosia) è una patologia neuropsicologica che causa l’incapacità del paziente di riconoscere e riferire di avere un deficit neurologico o neuropsicologico. In particolare, il paziente non ha consapevolezza circa il suo stato di malattia, manifestando invece la ferma convinzione di possedere ancora le capacità che in realtà ha perso in seguito a lesione cerebrale. Se messo alle strette nel doversi confrontare con il suo deficit, il paziente mette in atto delle confabulazioni oppure delle spiegazioni assurde, incoerenti con la realtà dei fatti.

    Come si può leggere in “La consapevolezza di sé e i suoi disturbi” (Cantagallo et al.) l’indagine verso questa patologia iniziò soltanto alla  fine  del  XIX°  secolo,  periodo  storico in  cui  neurologi e psichiatri europei iniziarono a descrivere numerosi casi in cui pazienti con deficit conseguenti a un  danno cerebrale manifestavano una mancanza di consapevolezza per la loro condizione.  I  deficit  di  cui  non  sembravano  essere  consapevoli  erano i più vari: andavano  dalla  cecità  corticale (l’inconsapevolezza  di  non  poter  più  vedere),  alla  paralisi (convinzione di poter muovere perfettamente gli arti paralizzati). Le  conclusioni più importanti che emergono dagli studi sull’anosognosia infatti sono che 1) non esiste una singola lesione  che possa spiegare tutte queste osservazioni, e 2) spesso queste persone mantengono intatte le abilità intellettuali e di ragionamento.

    anosognosiaMolti pazienti affetti da anosognosia possono avere delle reazioni psicologiche patologiche, che ad esempio per via di un deficit neurologico non possono più muovere l’arto un’apparente mancanza di preoccupazione ed interesse nei confronti dell’arto plegico, definita “anosodiaforia” o, all’opposto, un’ostile avversione nei confronti di esso, atteggiamento che prende il nome di “misoplegia”. Possono manifestarsi fenomeni deliranti e allucinatori concernenti lo spazio corporeo controlesionale, nei quali il paziente può affermare che l’arto appartiene a qualcun altro, negarne l’esistenza, o asserire che è stato sostituito da una struttura di natura non organica. Va inoltre sottolineato che questa tipologia di problematica si trova anche in persone con disturbi psichiatrici senza l’insight della malattia. A livello terapeutico è molto difficile affrontare queste situazioni.

    Attualmente, nonostante si sia compresa la gravità dell’anosognosia, probabilmente a causa delle poche scale standardizzate disponibili, la  valutazione  della  consapevolezza  di  sé  non  è  generalmente  inclusa  nella  valutazioni  standard, che  hanno la  finalità  di  valutare  molte  delle  funzioni  mentali,  al  fine  di  inferire  la  natura  delle  lesioni  e  le conseguenti implicazioni. Le valutazioni sono fondamentali ai fini della pianificazione e della realizzazione degli interventi riabilitativi, e ciò risulta particolarmente problematico,  in  quanto  molti  ricercatori  affermano  che,  senza  un’accurata  valutazione  e monitoraggio  della  consapevolezza  di  sé,  ogni  intervento  nella  fase  post-acuta  dopo  un  danno cerebrale  sarà  probabilmente  inefficace. Questo può infatti avere delle implicazioni in contesti medico-legali,  dove,  per  esempio,  un  trattamento  urgente  per  un  danno  cerebrale  in  fase  acuta potrebbe essere rifiutato da un paziente in quanto non consapevole della propria condizione. O ancora questi pazienti possono far fatica a fornire  il  proprio  consenso all’inserimento in una comunità, oppure alla nomina di un amministratore di sostegno nel caso in cui, per la gravità della malattia, non sono più in grado  di  vivere  in  modo  indipendente.

    Chi si trova a lavorare con persone che potrebbero presentare anosognosia dovrebbe conoscere  le  complessità  implicate dandone la giusta importanza terapeutica. È necessario dimostrare prima l’esistenza di un deficit cognitivo, emozionale  o  comportamentale  e,  solo  successivamente,  utilizzare  più  misure  per  stimare  gli  eventuali disturbi della consapevolezza per i propri disturbi. Infine, è da sottolineare che la consapevolezza di un deficit e  quella  delle  conseguenze  ad  esso  associate  possono  essere  dissociate  nel paziente e  devono,  pertanto,  essere  valutate separatamente per i vari disturbi.

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    Parkinson

    Parkinson. Nuovi metodi diagnostici e curativi del morbo di Parkinson

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    Parkinson. Nuovi metodi diagnostici e curativi del morbo di Parkinson

    Parkinson.  Il morbo di Parkinson è una patologia che causa una degenerazione cronica e progressiva del cervello e colpisce soprattutto una parte del sistema nervoso centrale – detta sostanza nera – responsabile della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nel controllo dei movimenti. Questa malattia ha un incidenza maggiore nelle persone al di sopra dei 50 anni e, secondo i dati OMS, solo in Europa ne sono colpite circa un milione di persone, con percentuali maggiori negli uomini. A causa dei malfunzionamento del sistema dopaminergico, il morbo di Parkinson è compreso nei “Disordini del movimento”: i principali sintomi sono infatti tremori, rigidità, bradicinesia, deficit dell’equilibrio, etc. e a causa della loro gravità compromettono gravemente la vita della persona. Purtroppo vi sono anche altre manifestazioni sintomatiche di tipo non motorio quali stipsi, disfunzioni sessuali, disturbi della pressione arteriosa, crampi e altro.

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    Caffè. Se bevi caffè puoi ridurre il rischio di mortalità

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    Caffè. Se bevi caffè puoi ridurre il rischio di mortalità

    Caffè. Circa intorno alla seconda metà del Seicento la cultura del caffè è sbarcata in Occidente, la data dell’ingresso ufficiale è stata fissata nell’anno della sconfitta e cacciata dei turchi che assediavano la città di Vienna. Negli accampamenti che i turchi lasciarono vuoti, infatti, vennero rinvenuti dei sacchi pieni di chicchi scuri che però nessuno sapeva come utilizzare. Nessuno tranne Kolschitzky, un polacco che aveva vissuto a lungo in Turchia, che decise di investire i suoi soldi aprendo una bottega del caffè a Vienna.  Inizialmente non ebbe un gran successo per via del particolare e pungente gusto di questa amara bevanda a cui i viennesi non erano abituati. Kolschitzky per non fallire si fece venire una grande idea e decise di addolcirlo con miele e latte creando il primo caffè del mondo europeo, molto simile all’odierno cappuccino.

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