Author Archives: Cantagallosede

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    Motivazione. Il motus personale che dal di dentro rivoluziona il fuori

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    Motivazione. Il motus personale che dal di dentro rivoluziona il fuori

    Motivazione. Da tempo il mondo della ricerca nelle organizzazioni è a conoscenza di un fatto che il mondo del business non ha mai messo in pratica. Da decenni, dopo numerosi esperimenti condotti in più parti della terra, si è scoperto che il tradizionale metodo di ricompensa su cui si basa la nostra economia non è così efficiente: il metodo “carrot&stick”, bastone e carota, non funziona nel modo in cui crediamo. È questo l’assunto di base da cui parte lo scrittore e business thinker Dan H, Pink, autore di un Ted talk imperdibile, in cui esamina come gli studi sul comportamentismo abbiano rivelato un crepaccio che il mondo del business ha sottovalutato per decenni.

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    forza e mente

    Forza e Mente. Le 13 abitudini che le persone forti non seguono

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    Forza e Mente. Le persone mentalmente forti vivono secondo abitudini sane. Ci sono determinate attività o processi di pensiero che non intraprendono o non cominciano mai, certe volte perché cresciute in ambienti sicuri e protetti in cui non vi era nulla di disadattivo e certe altre perché hanno vissuto l’esatto contrario di questa fortuna, dovendosi tirare su le maniche già dalla prima infanzia e venendo subito a patto con la propria vita.

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    empatia cognitiva

    Empatia cognitiva: la capacità di leggere la mente di un altro è innata

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    Empatia cognitiva. L’empatia cognitiva indica la capacità di una persona di riconoscere ciò che un altro individuo pensa o prova, e di prevedere le sue azioni future in base alle sue cognizioni: si tratta di una skill fondamentale nelle interazioni sociali e nei rapporti interpersonali che sono alla base del benessere fisico e mentale della persona. Essa si differenzia dalla così detta “empatia affettiva”che è la capacità di rispondere adeguatamente ad un’emozione altrui.
    È riportato nella letteratura scientifica che alterazioni di questa capacità (sia troppo elevata che deficitaria) sono associate a condizioni psichiatriche quali autismo, anoressia nervosa e schizofrenia, non è tuttavia ancora chiaro quali siano i correlati genetici coinvolti.
    In uno studio pubblicato su Nature si è proceduto ad investigare l’architettura genetica dell’empatia cognitiva: innanzitutto e stata misurata l’effettiva capacità di cogliere i pensieri degli altri in oltre 88.000 partecipanti attraverso un test online, il “Reading the Mind in the Eyes’ Test”. In esso veniva presentata una foto di una sola regione dell’occhio e veniva chiesto loro di cercare di comprendere l’emozione o lo stato mentale che quella foto esprimeva; successivamente si è passati ad un’analisi dell’associazione empatia-genoma e delle correlazioni tra DNA e patologie psichiatriche.
    I risultati della ricerca suggeriscono effettivamente un’influenza dei geni sulla performance nell’Eyes Test e solo nelle donne sono state individuate delle varianti genetiche sul cromosoma 3 a carico del gene LRRN1 che sono implicate nella loro dote naturale di “leggere la mente”.empatia cognitiva
    Attraverso delle tecniche di brain imaging funzionale è stato dimostrato che lo striato, zona del cervello in cui questo gene è particolarmente attivo, ricopre un ruolo molto rilevante nell’ empatia cognitiva.
    Inoltre se si guardano i risultati ottenuti in studi precedenti ne risultava che le persone affette da autismo e anoressia nervosa tendono ad avere punteggi più bassi nell’Eyes Test, mentre questo gruppo di ricerca ha rilevato che punteggi più bassi  erano correlati alle varianti genetiche che aumentano il rischio associato di sviluppare l’anoressia, ma non l’autismo: ciò potrebbe riguardare il fatto che l’autismo coinvolge sia tratti sociali che non sociali, mentre questo test è un misuratore di un solo tratto sociale. Per sviluppare autismo sono sicuramente implicate più variabili: genetiche e non, sociali e non.
    E tu invece, ti senti geneticamente empatico? Vieni a scoprirlo in BrainCare! Potrai avere una risposta a questa domanda sia attraverso lo studio della tua abilità di connetterti alle emozioni dell’altro, sia grazie all’analisi genomica (un test adatto anche a  mantenere il corpo in perfetta forma, di individuare le possibili cause genetiche di malattie o intolleranze alimentari oppure di migliorare le performance in ambito sportivo).

    Ti aspettiamo!


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    La Dieta Mima Digiuno

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    Dieta mima digiunocosa è?

    La dieta mimo digiuno indica un regime alimentare creato dagli esperti dell’University of Southern California, guidati dal Prof. Valter Longo, professore di biogerontologia e direttore dell’Istituto sulla longevità presso l’University of Southern California. Il progetto si è avvalso della collaborazione dell’Istituto Firc di Oncologia Molecolare (IFOM)  di Milano.

    Si chiama così perché consiste nell’apporto di un quantitativo minimo di calorie dove però non vengono drasticamente ridotti grassi e carboidrati come per le diete ipocaloriche.

    Perché farla?

    L’obiettivo che si vuole raggiungere con questo tipo di alimentazione consiste nel favorire la perdita di peso e contemporaneamente nel prevenire l’insorgenza di alcune malattie, come quelle neurodegenerativo attraverso l’attivazione di un processo di rigenerazione cellulare. Il professor Longo è giunto all’invenzione di questa dieta, dopo aver studiato le persone affette da sindrome di Laron, una malattia genetica caratterizzata dalla resistenza all’ormone della crescita.

    Cosa si mangia?

    Innanzitutto è bene specificare che la dieta debba essere condotta sotto stretto controllo medico. Infatti nella dieta non sono previsti dei cibi specifici da assumere in quantità uguale per tutti: è il medico che stabilisce quali cibi inserire nei pasti quotidiani, ovviamente dopo aver visitato il paziente accuratamente, tenendo conto del suo stato di salute.

    Comunque in generale viene incentivato il consumo di zuppe, verdure, frutta secca, carboidrati semplici e di liquidi mentre viene messo al bando lo zucchero raffinato.

    Quali sono gli effetti?

    Il digiuno sembra portare il nostro corpo in uno stadio di rigenerazione, in cui si attiva la produzione interna di cellule staminali. Questo provoca anche un reset del sistema immunitario.

     Quanto dura?

    La durata è di soli 5 giorni e si ripete ogni 3 o ogni sei mesi.

    Quali sono i benefici?

    Ecco un elenco di benefici testati:

    • Minor apporto di calorie
    • Calo di peso corporeo
    • Riduzione del rischio di contrarre tumore
    • Ringiovanimento del sistema immunitario
    • Minore rischio di infiammazioni
    • Perdita di densità minerale ossea
    • Riduzione dei fattori di rischio legati all’invecchiamento
    • Mantenimento del diabete sotto controllo
    • Minore rischio di malattie cardiovascolari

     Studio randomizzato su 100 soggetti sani

     Dieta Mima-Digiuno per 5 giorni al mese, ogni 3 mesi x 4 volte / anno

    PARAMETTO EFFETTO

     

    NOTE
    Glucosio-12 mg/dlsolo in soggetti con alti valori di glicemia
    Pressione sanguigna-6 mmHgsolo in soggetti con pressione sanguigna moderatamente alta
    LDL Colesterolo-20 mg/dl

     

    Trigliceridi-25 mg/dl

     

    CRP (proteina C reattiva)-1,5 mg/dl

     

    IGF-1

    Insulin Growth Factor

    o Somatomedina

    -60 ng/ml

    Prevenzione con dieta mimo-digiuno delle malattie neuro-degenerative

    Questa dieta è stata soprannominata “la dieta della longevità”, perché l’obiettivo non è la sola perdita di peso, ma l’idea di proteggersi da varie malattie tra cui quelle neurodegenerative che non permettono un buon invecchiamento.

    Lo stesso Umberto Veronesi, venuto a mancare da poco tempo, ha detto a proposito della dieta mima digiuno che “abbassa i fattori di rischio associati all’invecchiamento, come ad esempio le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità e il cancro. L’invecchiamento viene rallentato, assicurandoci dieci anni di vita in più”. Questo avviene perché la restrizione calorica è un meccanismo noto per gli effetti antiaging, in quanto promuove processi metabolici di protezione dallo stress ossidativo, anti-infiammatori, di ottimizzazione del metabolismo energetico cellulare. I modelli animali ai quali è stata applicata una restrizione alimentare per fini sperimentali, hanno mostrato un incremento della longevità.

    Tra le diverse malattie neurodegenerative, Valter Longo e i suoi collaboratori hanno osservato una riduzione dei sintomi della sclerosi multipla, patologia che colpisce 110mila italiani.

    Secondo quanto sostiene lo stesso Valter Longo “durante la dieta che imita il digiuno, si produce del cortisone e ciò dà inizio ad una soppressione di cellule autoimmuni. Questo processo porta anche alla produzione di nuove cellule sia immunitarie sia del sistema nervoso”.   I ricercatori hanno scoperto che la dieta che mima il digiuno, inoltre, promuove la rigenerazione della mielina (la guaina di proteine e grasso che protegge i neuroni, le fibre nervose e il nervo ottico dell’organismo e che viene attaccata dal sistema immunitario, fino alle lesioni (sclerosi) che impediscono una corretta trasmissione degli impulsi nervosi).


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    Corsi 2017

    Online i corsi per l’anno 2017.

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    I corsi sono inseriti in ordine cronologico


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    La Sclerosi Multipla

    Che cos’è?

    La sclerosi multipla (S.M.) è una malattia autoimmune neurodegenerativa che comporta la demielinizzazione progressiva del sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale). Questo processo provoca anomalie nella segnalazione neurale, con sintomatologia che può variare da moderata (aumento del senso di fatica) a grave (problemi di mobilità) fino alla morte.

    Incidenza e Fattori di rischio

    Nel mondo ci sono circa 3 milioni di persone con sclerosi multipla, di cui 500.000 in Europa e 68.000 in Italia. Ogni anno si verificano 1.800 nuovi casi. Tuttavia la distribuzione della malattia non è omogenea, né dal punto di vista geografico né per quanto riguarda l’età dei soggetti colpiti. L’età di esordio è infatti tra i 15 e i 50 anni, anche se questa malattia si manifesta soprattutto nei i giovani adulti tra i 20 e i 30 anni. L’Italia è considerata un’area ad alto rischio di malattia (113 casi su 100.000 abitanti), sia per le regioni del Sud che per quelle del Nord, anche se con qualche differenza regionale.

    Sebbene le cause non siano ancora del tutto chiare vi sono diversi fattori che aumenterebbero il rischio di riscontrare questa malattia oltre all’ambiente e alla genetica. Partendo dal presupposto che diversi studi hanno dimostrato che più ci si allontana dall’equatore e maggiori casi di MS vengono rilevati, è stata ipotizzato una correlazione tra l’ambiente e l’incidenza della malattia. A tal proposito alcuni fattori di rischio potrebbero corrispondere al clima, alla ridotta esposizione alla luce solare e alla scarsa assunzione di vitamina D. Inoltre, come già specificato sopra, anche l’età dei soggetti rende più vulnerabili al riscontro della MS. Un ulteriore fattore viene poi identificato nel sesso: le donne infatti vengono maggiormente colpite da SM in un rapporto 3:1 rispetto agli uomini. Infine vi sono molti microorganismi che si ipotizza siano responsabili di infezioni causanti SM, ma da questo punto di vista  nulla è stato ancora completamente dimostrato.

    Sintomi

    I sintomi che la SM provoca variano da persona a persona, a causa della diversa localizzazione dell’infiammazione, vi è infatti una stretta correlazione tra il deterioramento cognitivo e la sede della lesione. Tuttavia alcuni dei sintomi più diffusi sono: disfunzioni neuropsicologiche motorie, sensoriali, autonomiche (le più varie) disordini delle funzioni attentive, delle funzioni mnesiche, delle funzioni visuo-spaziali, delle funzioni esecutive. Tra i disturbi cognitivi i deficit nella velocità di elaborazione delle informazioni e nella working memory, sono i primi segni della malattia.
    Concludendo che le  disfunzioni cognitive, pur se di entità variabile da soggetto a soggetto, sono frequenti nei pazienti con SM (circa un terzo dei pazienti pare abbia un disturbo cognitivo) in Italia 22.000 persone con SM (1/3 di 68.000) potrebbero giovarsi di un programma di riabilitazione neuropsicologica.

    Diagnosi

    Non essendo possibile diagnosticare con un unico strumento la SM, è necessario utilizzarne più di uno e analizzare tutti i risultati, ricordando se necessario di rivalutare la situazione nel tempo. Alcuni di questi strumenti utilizzati sono:

    • storia clinica del paziente
    • risonanza magnetica
    • potenziali evocati
    • esame del liquor cerebrospinale

    Trattamento

    Come per altre patologie del SNC, anche nella SM è necessario mettere in campo tutti i mezzi e in atto tutte le strategie possibili al fine di permettere il mantenimento di livelli accettabili di efficienza, autonomia, di benessere fisico, psicologico e sociale.      A tal proposito è sempre crescente la ricerca e l’utilizzo di nuovi trattamenti (come per esempio lo yoga e l’esercizio esercizio fisico) che possano contribuire al miglioramento dei deficit cognitivi. Le terapie farmacologiche finora disponibili anche quando sono in grado di modificare il decorso della malattia, soprattutto in termini temporali, non permettono il recupero delle capacità compromesse. Trattamenti di riabilitazione cognitiva invece vengono somministrati per migliorare le prestazioni, l’autonomia, il grado di interazione familiare e sociale, la qualità della vita di tali pazienti agendo su alcune disfunzioni che non trovano giovamento da altri interventi e che influiscono notevolmente sui livelli funzionali di queste persone. Tali strategie riabilitative sono sempre più basate sulle conoscenze derivate dalle discipline di base, con una apertura d’orizzonte più ampia possibile. La somministrazione dei trattamenti è affidata a personale specializzato, in alcuni casi è però possibile una somministrazione gestita dal paziente stesso o dai suoi caregiver in modo da facilitare sempre più il processo di riabilitazione cognitiva.  

    Bibliografia
    Compston A, Coles A. (2002) Multiple sclerosis. Lancet. ;359(9313):1221-31.
    Bianconi, E. Poggioli, E. Merelli, E. Razzaboni, D. Comelli. Aspetti psicologici della sclerosi multipla. Ital Med Lav Erg 2006; 28:1, 22-28.
    Jønsson A. et al. Cognitive impairment in newly diagnosed multiple sclerosis patients: a 4-year follow-up
    study. J Neurol Sciences, 2006, 245: 77-85.
    Feinstein A et al. Clinically isolated lesions of the type seen in multiple sclerosis: a cognitive, psychiatric, and MRI follow up study. J Neurol Neurosurg Psychiatry, 1992, 55: 869-76.
    Pelosi L. et al. Working memory impairment in early multiple sclerosis. Evidence from an event-related potential study of patients with clinically isolated myelopathy. Brain, 1997, 120: 2039-2058.
    McDonnell MN, Smith AE, Mackintosh SF. Aerobic exercise to improve cognitive function in adults with neurological disorders: a systematic review. Arch Phys Med Rehabil 2011;92: 1044-52.
     Mattioli F1, Stampatori C, Zanotti D, Parrinello G, Capra R Efficacy and specificity of intensive  cognitive  rehabilitation of attention and executive functions in multiple sclerosis. J Neurol 2010; 288:101-105.
    Sangelaji B, Estebsari F, Nabavi SM, Jamshidi E, Morsali D, Dastoorpoor M. The effect of exercise therapy on cognitive functions in multiple sclerosis patients: A pilot study. Med J Islam Repub Iran. 2015; 29:205

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    Medical Doctor Anna Cantagallo

    MD Anna Cantagallo

    10687212_536286313168402_9072430170756204872_nAnna Cantagallo is a medical doctor (neurologist and physiatrist) and a clinical neuropsychologist who has been working in brain injury rehabilitation for over 25 years.

    She is Senior Consultant for many Italian Centres of Rehabilitation and is professor of “Neuropsychological Rehabilitation” in the University of Padua, Turin, L’Aquila, Florence and Naples.

    She has been the President of the Italian Scientific Society “Inter-professional Team in Neuropsychological Rehabilitation” (GIRN: Gruppo Inter-professionale di Riabilitazione in Neuropsicologia) from 2006 to 2014, and coordinator of the Neuropsychological Rehabilitation Section of the “Italian Rehabilitation Society” (SIMFER: Società Italiana di Medicina Fisica e Riabilitazione) since 2002 to 2015.

    She has received many awards for her work from various bodies including the “Italian Rehabilitation Society” (SIMFER) and the SMAU “Italian Fear of Information and Communication Technology”.

    She has published three books (“Executive Functions: assessment and rehabilitation” in 2010, “Consensus Conference on Neuropsychological Rehabilitation” in 2011, “The neuropsychological rehabilitation. An analysis based on evidence-based medicine method” in 2012, “Assistive Technology and Telerehabilitation” in 2014), over 80 journal articles and chapters, and 5 neuropsychological tests.

    She is assistant editor of the journal “European Journal of Physical Medicine and Rehabilitation” (EJPMR).

    In 2010, she founded, with Paolino Piccolo Eng., the BrainCare srl Company for Neuropsychological Rehabilitation, with many Clinic Centres and Clinic Points throughout the Italian territory. This franchising company offers wide-ranging methodologies in clinic  and marketing, and cutting edge technology.


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    Corso di aggiornamento

    Linguaggio_16-17-Gennaio_2

    Corso di aggiornamento BrainCare:

    Valutazione e Riabilitazione della persona con disturbi del linguaggio

    16-17 Gennaio 2016 – Padova

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    Disturbi comportamentali – 12 dicembre 2015

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    Disturbi comportamentali

    Disturbi comportamentali

    Valutazione e riabilitazione della persona con disturbi comportamentali in seguito a lesioni cerebrali e sostegno e addestramento dei familiari

    Corso di aggiornamento BrainCare con la prof.ssa Cantagallo come relatore

    12 dicembre 2015 – Padova

     

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    La riabilitazione del neglect – 14 febbraio 2015

    La riabilitazione del neglect La riabilitazione del neglect attraverso la tecnica dei prismi

    Corso di aggiornamento BrainCare con la prof.ssa Cantagallo come relatore

    14 febbraio 2015 – Padova

     

     

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