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    Linguaggio. Ricordare le parole attraverso il midollo spinale

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    Linguaggio. Ormai dalla fine dell’Ottocento si è compreso che l’“area di Broca” e l’“area di Wernicke” sono coinvolte nel processo della produzione e della comprensione del linguaggio. La prima è identificata dall’omonimo neurologo che ha seguito un paziente che era incapace di parlare e che, sebbene circa comprendesse quanto gli veniva detto, riusciva a pronunciare solamente la sillaba “tan”, da cui il nome di Monsieur Tan con cui ad oggi il paziente è conosciuto. Dopo l’autopsia si è scoperto che Monsieur Tan presentava un danno organico al piede della terza circonvoluzione frontale dell’emisfero sinistro, che oggi prende appunto il nome di Area di Broca. L’area di Wernicke, invece, si trova nel lobo temporale superiore dell’emisfero sinistro, precisamente nella parte posteriore dell’area 22 di Brodmann; essa è coinvolta nella comprensione del linguaggio parlato, infatti, i pazienti con una lesione in quest’area parlano in maniera scorrevole ma senza un senso logico, in quanto non comprendono ilsignificato delle parole. Le due aree son connesse tra di loro dal fascicolo arcuato.linguaggio

    Da qualche tempo si è però compreso che le skills linguistiche comprendono altre zone del cervello – sia a livello subcorticale che corticale – e che sono determinate da una rete ampliamente distribuita nel cervello. A livello di terapia, l’ incapacità di esprimersi mediante la parola o di comprenderne il significato (che in gergo medico viene riassunto nella parola “afasia”), viene tradizionalmente riabilitata attraverso un’elettrostimolazione delle aree integre per favorire il più possibile il recupero della funzione andata persa. Per questa tipologia di intervento specifico sono però necessari dei macchinari di ultima generazione, necessari per localizzare le esatte parti del cervello danneggiate: una terapia difficile, costosa e quindi non accessibile a tutti. Un recente studio comparso su Frontier of Neurology (http://journal.frontiersin.org/article/10.3389/fneur.2017.00400/full) ha deviato la sede dell’intervento riabilitativo passando dal sistema nervoso centrale a quello periferico e agendo sempre attraverso la stimolazione. Più precisamente è stato indagato se il linguaggio possa essere immagazzinato e riattivato grazie a varie aree cerebrali,  tra queste una potrebbe riguardare il significato semantico delle parole o dei verbi. Diverse linee di prove avevano già suggerito che la corteccia senso-motoria partecipa all’elaborazione linguistica quando il linguaggio è tradotto in atti senso-motori. Ad esempio, grazie a studi passati si era compreso che quando le persone ascoltavano descrizioni di azioni, i neuroni somato-sensoriali, motori e premotori venivano attivati come se stessero eseguendo realmente le azioni corrispondenti. Insieme a questa visione più amplia di elaborazione linguistica, anche il concetto tradizionale di midollo spinale  è stato rivoluzionato da un gran numero di prove che han dimostrato che questa struttura acquista e memorizza anche nuovi comportamenti, mentre un tempo si pensava producesse “solamente” una varietà di movimenti specializzati ed era infatti considerato come un sistema che risponde automaticamente ai comandi che scendono dal cervello e agli ingressi sensoriali dalla periferia.

    Per dimostrare questa teoria, l’università Federico II di Napoli ha finanziato uno studio che comprendeva ​​14 afasici cronici per verificare se l’effetto combinato della stimolazione transcutanea della corrente continua spinale (tDCS) e del trattamento linguistico per il recupero di verbi e sostantivi potesse essere una terapia efficace. Per comprenderlo ogni soggetto è stato sottoposto a 20 minuti di tDCS con un’intensità di 2 mA, sopra le vertebre toraciche in tre condizioni diverse:  anodico,  catodico e  sham. Nel complesso,  i risultati hanno mostrato un significativo miglioramento della denominazione dei verbi nella condizione anodica rispetto alle altre due condizioni, che persisteva anche una settimana dopo la fine del trattamento (non esistevano invece differenze significative nel recupero dei nomi). Probabilmente questo è accaduto perché il tDCS anodico potrebbe influenzare l’attività lungo le vie somato-sensorie spinali ascendenti, portando dei cambiamenti neurofisiologici nelle aree senso-motorie cerebrali che a loro volta attivano il recupero dei verbi. Questi risultati supportano ulteriormente l’evidenza che, a causa delle loro proprietà semantiche senso-motorie,  le parole d’azione sono in parte rappresentate nella corteccia senso-motoria. Inoltre, documentano, per la prima volta, che la tDCS applicata al midollo spinale migliora il recupero dei verbi in afasia cronica e può rappresentare un promettente strumento per il trattamento e la riabilitazione linguistica.

    Anche tu sei interessato ad un percorso riabilitativo del linguaggio per tuo conto o per una persona a te cara? Vieni a trovarci! Qui aBrainCare potrai trovare gli strumenti valutativi del tuo livello di comprensione e espressione del linguaggio oltre che validi training riabilitativi personalizzati, anche con tDCS. Non esitare, ti aspettiamo!


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    autismo

    Autismo. I maggiori fattori di rischio risiedono nella genetica

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    Autismo. L’autismo è un disturbo di natura biologica dovuto a dei deficit di origine neurologica che solitamente si manifesta entro il terzo anno di età. L’incidenza di questa patologia presenta percentuali maggiori nei maschi che nelle femmine e i sintomi si manifestano con gravi alterazioni nelle aree dell’interazione sociale, dell’immaginazione e della comunicazione verbale e non verbale. Inoltre, nella maggior parte dei casi, le persone con autismo presentano problemi comportamentali che nei casi più gravi consistono in atti ripetitivi (stereotipie, autolesionismo ecc.), anomali, auto o etero-aggressivi. Per quanto riguarda i cambiamenti nell’anatomia cerebrale sono state riscontrate anomalie strutturali  a cervelletto, ippocampo, amigdala, setto e corpi mammillari, e anomalie a livello di neurotrasmettitori  quali serotonina e beta-endorfine.

    La comunità scientifica ha da sempre dei dubbi nell’individuare la patogenesi dell’autismo (Autism Spectrum Disorder ASD). Da tempo però, nonostante sia diffusa la convinzione che le cause siano di tipo multifattoriale, si crede che le influenze genetiche e ambientali abbiano un certo peso.

    Un recente studio ha voluto prendere in analisi le cause dell’autismo per valutare il rischio biologico e ambientale di questa patologia, dando vita a ad una delle più grandi ricerche longitudinali sulla popolazione. Un’analisi pubblicata in JAMA nel 2014, che aveva coinvolto decine di migliaia di fratelli e fratellastri nati in Svezia tra il 1982 e il 2006, ha inizialmente stimato che l’ereditarietà dell’autismo o il rischio di sviluppare il disordine se è stato diagnosticato ad un membro della propria famiglia, fosse del 50%. Il nuovo team guidato da Sven Sandin della Scuola di medicina Icahn al Monte Sinai ha però riferito di aver riesaminato i dati di  quello studio – frutto di 37.570 coppie di gemelli, 2.642.064 coppie di fratelli (non gemelli), 432.281 coppie di fratelli con stessa madre e padre diverso, 445.531 fratelli con stesso padre ma madre diversa, e 14.516 con diagnosi di autismo nell’intero campione – utilizzando un nuovo metodo che credono offra un risultato più accurato. Il team ha analizzato i dati due volte ad una settimana di distanza utilizzando metodi diversi e comprendendo che il problema nelle diverse conclusioni è dato dal fatto che le stime di ereditarietà sono sensibili alla scelta dei metodi.

    Nello studio iniziale infatti (http://jamanetwork.com/journals/jama/article-abstract/2654804 ), i ricercatori di Icahn e l’Istituto Karolinska in Svezia hanno utilizzato un set di dati che hanno tenuto conto di qualcosa che si chiama “effetti a tempo determinato” che può aver ridotto la stima di ereditabilità.

    autismo

    La settimana successiva invece la squadra ha riesaminato i risultati  (http://library.med.nyu.edu/cgibin/Shibboleth_ezp_ds.plentityID=NYULMCezpProdEntityID&return=https%3a%2f%2flogin.ezproxy.med.nyu.edu%2fShibboleth.sso%2fDS%3fSAMLDS%3d1%26target%3dezp.2aHR0cHM6Ly93d3cubmNiaS5ubG0ubmloLmdvdi9wdWJtZWQvMjQ3OTQzNzA-), tornando ai dati di studio e ha testato diversi modelli che includevano o escludevano determinati parametri genetici e ambientali per trovare quello che meglio si adattava ai dati.  Utilizzando alla fine il modello ritenuto più adatto, che includeva solo parametri aggiuntivi genetici e ambientali non condivisi dai fratelli, il team ha stimato l’ereditarietà dell’ASD all’83%. Ciò suggerisce che l’influenza ambientale contribuisce solo il 17 % al rischio di sviluppare il disturbo.

    Anche se gli autori hanno dichiarato che grazie alla metodologia più precisa la loro stima del rischio aggiornata sia più accurata, hanno aggiunto che è importante notare che sia le loro analisi attuali che precedenti hanno rilevato che l’ereditarietà dell’autismo fosse elevata e che, il rischio di sviluppare il disturbo, aumenta notevolmente con il crescere  della correlazione genetica.

    E tu vorresti conoscere la tua composizione genomica? Qui in BrainCare offriamo un’analisi dettagliata per l’individuazione le patologie ereditarie e le tendenze del proprio metabolismo con lo scopo di personalizzare, migliorare e prevenire. Ti aspettiamo!


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    efficacia personale

    Efficacia personale. I due atteggiamenti che condizionano la nostra vita

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    Efficacia personale. Quali sono i fattori che la influenzano? A spiegarcelo è la dott.ssa Anna Cantagallo, medico referee in neuroscienze.

    “Innanzitutto, la prima grande distinzione ha a che fare con la modalità con la quale ognuno di noi concepisce le proprie abilità. Esiste infatti una mentalità chiamata fixed mindset, e una di tipo growth mindset: la differenza risiede nel fatto che mentre la prima è di tipo statico, la seconda invece è tipica di individui che hanno una visione dinamica del mondo. A dirlo è Carol Dweck, docente di Psicologia presso la Stanford University.”

    “Secondo una mentalità statica, intelligenza e creatività sono abilità innate; di conseguenza, non si possono modificare nel corso della vita: una logica statica sostiene infatti che “intelligenti si nasce”.

    Al contrario, una mentalità dinamica concepisce le abilità come un qualcosa che può modificarsi costantemente durante tutta la vita, attraverso una pratica costante in grado di far emergere il proprio potenziale: secondo questa logica, “intelligenti si diventa”.”

    Continua Anna Cantagallo: “Queste profonde differenze influenzano in modo determinante la concezione che ognuno di noi ha in merito al concetto di efficacia personale; in particolare, ci sarebbero marcate differenze nella modalità con cui si affrontano i fallimenti: mentre una fixed mindset considera la sconfitta una prova del proprio mancato talento, la growth mindset fa del fallimento una forza, considerandolo come una spinta ad intensificare i propri sforzi.”

    efficacia personale

    “Tra i fattori che determinano le differenze, rivestirebbe un ruolo fondamentale l’insegnamento che i genitori ci hanno impartito durante i primi anni d’infanzia.

    In generale, ognuno di noi nasce con una naturale predisposizione verso una mentalità dinamica, ma a fare la differenza è la mentalità che possiedono i genitori: quelli che a loro volta possiedono una growth mindset saranno infatti più propensi ad incentivare la mentalità innata del bambino, contrariamente a quelli che possiedono una mentalità di tipo fixed.

    Concludendo, si potrebbe dire che la differenza nel modo in cui si concepisce il senso di efficacia personale dipende dall’essere stati indirizzati a dare importanza al talento piuttosto che all’esercizio.”

    “Nonostante i genitori rivestano un ruolo fondamentale, bisogna considerare anche altri aspetti: secondo la Dweck infatti, ognuno di noi, in una certa misura, sarebbe capace di sviluppare una mentalità dinamica.

    Inoltre, è importante considerare che nessuno di noi possiede una mentalità totalmente fixed o growth: essa è sempre derivante da un mix tra le due tipologie. Anche la persona più statica possiede, seppur in piccola parte, una dose di dinamicità, e viceversa.”

    “La diversità nel modo di concepire l’autoefficacia ha ripercussioni su moltissimi aspetti della nostra vita quotidiana, tra cui i rapporti d’amore.

    Anche in questo caso, chi possiede una mente dinamica sembra essere avvantaggiato: individui che rientrano in questa categoria prendono atto serenamente del fatto che non esistono relazioni perfette; anzi, esse si caricano di significati proprio grazie a tutte quelle occasioni in cui entrambi i partner hanno cercato di lavorare per riparare tutti quegli aspetti più deboli e carenti della relazione. Al contrario, una mente statica tende a non accettare gli sbalzi e le incomprensioni, concependo la relazione come un rapporto che non ammette intoppi e che pertanto dev’essere sempre perfetto.” Conclude Anna Cantagallo.

    Se anche te sei interessato a migliorare le tue inclinazioni, troverai presso BrainCare un team esperto e pronto a seguirti in ogni tua esigenza, che ti permetterà di creare il tuo percorso personalizzato con lo scopo di migliorare il tuo approccio in moltissimi ambiti della tua vita, tra cui quella lavorativa, familiare e personale.

    Ti aspettiamo!


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    settimana

    Settimana Mondiale del Cervello: alla scoperta delle Neuroscienze

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    Settimana. La Settimana Mondiale del Cervello è una campagna mondiale , che si svolge una settimana all’anno, che ha come scopo quello di diffondere le nuove scoperte neuroscientifiche, in modo da poter favorire il progresso e la ricerca riguardo al cervello.

    L’obiettivo di questo evento è quello di far conoscere le Neuroscienze portando le persone ad avere una maggiore consapevolezza delle proprie funzioni cognitive e di promuovere la salute e il benessere della mente e del corpo.

     

    I nostri eventi

                                                                                            13 Marzo 2018         

    Memoria e attenzione : due alleate per la mente. Mettile in gioco!

     

    settimana

    Se vuoi avere maggiori informazioni sull’evento clicca qui

     

     

     

     

     

     

    15 Marzo 2018

    Rivoluziona il tuo movimento con le Neuroscienze

     

    settimana

    Se vuoi avere maggiori informazioni sull’evento clicca qui

     

     

     

     

     

     

    16 Marzo 2018

    Scopri quanto sei di-stressato!

     

    settimana

    Se vuoi avere maggiori informazioni sull’evento clicca qui


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    Funzioni esecutive: valutazione e riabilitazione

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    Funzioni esecutive. Le funzioni esecutive sono quelle capacità che riguardano i processi mentali finalizzati all’elaborazione di schemi cognitivo-comportamentali adattivi che servono ogni qualvolta bisogna risolvere un nuovo compito. Il DSM-V definisce le abilità esecutive come alla base della pianificazione, presa di decisioni, memoria di lavoro, risposta correttiva a un feedback di errore, abitudini predominanti, flessibilità mentale. Le tre funzioni di base delle funzioni esecutive sono: shifting, la flessibilità cognitiva di passare da un’operazione mentale a un’altra controllando l’interferenza reciproca tra le due azioni; inhibition, abilità di controllare le risposte automatiche che interferiscono nel raggiungimento di uno scopo; updating, capacità di mantenere, aggiornare ed elaborare le informazioni a mente nel tempo utile alla risoluzione di un compito.funzioni esecutive

    La sindrome disesecutiva colpisce per lo più i sistemi cognitivi legati alla programmazione, organizzazione, controllo comportamentale o flessibilità nell’adattarsi a situazioni nuove.  Dunque un deficit relativo alle funzioni esecutive comporta una incapacità di inibizione di risposte automatiche che sono non pertinenti al compito, una difficoltà a pianificare con accuratezza i compiti e mantenere uno schema comportamentale inibendo qualsiasi tipo di interferenza e un deficit della memoria di lavoro che potrebbe ripercuotersi sull’attenzione.

    I test che sono più utilizzati per la valutazione delle funzioni esecutive sono: la Torre di Londra, che prova la capacità di pianificazione, di problem solving e d’inibizione; dimentional change card sort test, è un compito che valuta la flessibilità, matching familiar figure test, valuta l’uso di strategie di ricerca visiva, controllo della risposta impulsiva e dell’interferenza.

    Intervenire sulle Funzioni Esecutive significa lavorare con un insieme di capacità molto complesse che hanno ripercussioni sull’autonomia e sul funzionamento sociale del paziente. Ad esempio si può lavorare sulla pianificazione, esplicitando una sequenza di azioni che bisogna mettere in atto per raggiungere un obiettivo; memoria di lavoro visuo-spaziale e verbale; training di inibizione, proponendo attività che seguono il paradigma di Stroop, volto a bloccare la risposta più immediata ed automatica e favorire quella che potremmo definire secondaria; training di shifting, cambiare il criterio in atto nel corso dell’azione. La letteratura ci insegna che per potenziare le funzioni esecutive nei pazienti cerebrolesi bisogna utilizzare delle procedure che si focalizzano sull’esercizio continuo e su più livelli, al fine di incrementare la possibilità che gli effetti del training si trasferiscano ad altre abilità su cui non si è direttamente lavorato.

    Obiettivi:

    • Acquisire la capacità di progettare un percorso di riabilitazione con un paziente con disturbi delle funzioni esecutive
    • Fornire modelli clinici e teorici che presentino le problematiche coinvolte da tali disturbi
    • Comprendere il cambiamento clinico e psicologico del paziente
    • Imparare a riconoscere e valutare un paziente con deficit delle funzioni esecutive

    Programma corso:

    8.30 -09.00: Registrazione dei partecipanti
    9.00 – 10.00: Modelli teorici e clinici: le funzioni esecutive
    10.00 – 11.00:  Aspetti valutativi delle funzioni esecutive
    11.00 – 11.30:  Pausa caffè
    11.30 – 12.30: Modelli per la riabilitazione delle funzioni esecutive
    12.30 – 13.30: Strategie di valutazione e riabilitazione: modelli clinici specifici
    13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
    15.00 – 16.00: Presentazione di casi clinici con discussione
    16.00 – 18.00: Strategie e tecnologie di valutazione e riabilitazione personalizzate per casi specifici

    Docente:
    Dott.ssa Anna Cantagallo:
    Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

    Quota di partecipazione:
    122 € + IVA

    Sede:
    BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

    Modalità di iscrizione:

    Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

    Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
    IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
    Intestato a BrainCare srl
    Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

    Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

    Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


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    comportamento

    Valutazione e riabilitazione dei disturbi del comportamento conseguenti a lesioni cerebrali e sostegno e addestramento ai familiari

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    Comportamento. Il comportamento riguarda l’espressione manifesta, l’azione e la reazione, di un individuo inserito in un contesto sociale. I disturbi del comportamento si manifestano attraverso una difficoltà di controllo e di gestione delle proprie emozioni, incapacità di adattare il proprio comportamento all’ambiente, scarsa capacità di empatia, bisogno urgente di soddisfare i propri bisogni, aggressività, rabbia, trasgressione alle norme sociali e morali, incapacità di relazione. I disturbi comportamentali generalmente sono dovuti ad una lesione delle aree prefrontali del cervello e delle loro connessioni con altre strutture cerebrali, che possono manifestarsi immediatamente dopo il trauma o a distanza di tempo, e permanere nel tempo.comportamento

    Tali comportamenti “anomali” possono determinare un deterioramento delle relazioni dell’individuo affetto da lesione e il suo intorno sociale prossimale e distale, dato che la lesione cerebrale agisce modificando le componenti della personalità e le reazioni emotivo-motivazionali. Per riabilitare tali pazienti è necessario approfondire attraverso l’utilizzo di test quali funzioni sono state alterate dalla lesione. Gli interventi non farmacologici per i disturbi comportamentali comprendono la musicoterapia, l’arteterapia, la danza, la ludoterapia, la Pet terapia. Molti studi recenti evidenziano che la gravità dei sintomi comportamentali sia più dovuta a delle variabili contestuali piuttosto che individuali. Dietro ad un comportamento aberrante si cela una profonda sofferenza e dunque una necessità di sostegno. Importantissimo ruolo ricopre il sostegno dalla rete sociale prossimale, costituita dai membri della famiglia (caregivers). La letteratura scientifica ci insegna che specifici interventi rivolti all’addestramento di familiari, rappresentano uno strumento per contrastare l’evoluzione di disturbi cognitivi e comportamentali legati a lesioni cerebrali. E’ necessario dunque rendere il familiare autonomo e competente nell’assistenza, ridurre lo stato di ansia migliorando la vita familiare e rendere anche l’ambiente sicuro e adattabile al paziente. L’addestramento dei caregiver è possibile grazie al trasferimento di conoscenze, metodologie e strumenti di gestione comportamentale.

    Obiettivi

    • Fornire nozioni base sulla condizione del paziente con lesione cerebrale
    • Imparare a gestire la condizione patologica in famiglia
    • Conoscere le difficoltà psicologiche e fisiche del paziente
    • Imparare a valorizzare le risorse e i limiti del paziente

    Programma del corso

    8.30 -09.00: Registrazione dei partecipanti
    9.00 – 10.00: Conoscere le principali lesioni cerebrali
    10.00 – 11.00:  Presentazione di test per la valutazione della lesione cerebrale specifica
    11.00 – 11.30:  Pausa caffè
    11.30 – 12.30: Come riabilitare le principali funzioni colpite dalle lesioni cerebrali
    12.30 – 13.30: Come sostenere la famiglia di un paziente
    13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
    15.00 – 16.00: Strategie cognitive e comportamentali da attuare con il paziente colpito da lesione cerebrale
    16.00 – 18.00: Promozione di gruppi di sostegno e di auto mutuo aiuto per i familiari dei pazienti colpiti da lesione cerebrale

    Docente:
    Dott.ssa Anna Cantagallo:
    Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

    Quota di partecipazione:
    122 € + IVA

    Sede:
    BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

    Modalità di iscrizione:

    Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

    Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
    IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
    Intestato a BrainCare srl
    Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

    Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

    Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


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    alzheimer

    Alzheimer: gli interventi riabilitativi per il paziente e gli effetti sul caregiver

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    Alzheimer: gli interventi riabilitativi per il paziente e gli effetti sul caregiver

    Alzheimer. La malattia di Alzheimer (AD) è un disordine degenerativo che progredisce nel tempo a carico del sistema nervoso centrale, contraddistinto dalla graduale e continua compromissione delle funzioni cognitive, del deficit delle abilità funzionale e la comparsa di disturbi comportamentali. In passato la riabilitazione non farmacologica dell’AD era considerata negativamente data la natura degenerativa della malattia, del carattere progressivo e dai danni che provoca sulle funzioni cognitive. Tuttavia i recenti studi evidenziano come il sistema nervoso centrale adulto sia dotato di una plasticità e si è arrivati ad una precisa identificazione ed evoluzione dei disturbi cognitivi, che hanno rafforzato le basi concettuali per sostenere gli interventi riabilitativi non farmacologici.alzheimer

    Secondo la definizione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per “riabilitazione” si intende quell’insieme di interventi che mirano allo sviluppo di una persona al suo più altro potenziale sotto il profilo fisico, psicologico, sociale, occupazionale ed educativo, in relazione al suo deficit fisiologico o anatomico e all’ambiente. Dunque l’approccio riabilitativo deve prevedere sia interventi mirati alla persona, sia all’ambiente per renderlo più adattivo, alla famiglia e/o ai caregiver per trasmettere delle competenze assistenziali. L’intervento riabilitativo non deve riferirsi esclusivamente alla sola stimolazione cognitiva ma è anche richiesta una attenta valutazione delle disfunzioni personali, familiari e sociali. Infatti, si parla di Progetto Assistenziale Individualizzato (PAI) che riguarda una valutazione interdimensionale e interprofessionale che ha come obiettivo l’identificazione di risorse cognitive e funzionali che sono ancora intatte su cui poter intervenire per potenziarle e prevenire un’ulteriore perdita. Esistono varie tipologie di interventi riabilitativi (diretti ed indiretti: paziente, famiglia, ambiente) (individuali e/o di gruppo), varie tipologie di tecniche (cognitive e cognitivo- comportamentali). L’assistenza di una persona con Alzheimer può essere un’esperienza devastante per i caregiver, soprattutto per i familiari, che presentano livelli di stress elevati. L’eccesso di stress può culminare in burnout, un esaurimento emotivo in cui l’individuo non si sente in grado di soddisfare le esigenze che gli vengono richieste. Tale condizione riduce la produttività, indebolisce le energie del soggetto interessato, aumenta il senso di impotenza e la demotivazione. Quindi nel caso di sostegno ad individui affetti da Alzheimer può capitare che a pagarne le conseguenze maggiori, in termini di equilibrio ed energia, siano i familiari/caregiver. A tal riguardo esistono degli interventi mirati ai caregivers di educazione, supporto e servizi che migliorano non solo il loro benessere ma anche quello del paziente affette da demenza. Tali interventi sono il counselling familiare e psicoeducazionali, per facilitare i processi di adattamento all’ambiente domestico e per fornire un sostegno psicologico grazie ai gruppi di supporto.

    Obiettivi

    • Fornire strumenti adeguati al riconoscimento della demenza di Alzheimer
    • Comprendere il ruolo del caregiver
    • Capire come affrontare la demenza di Alzheimer dal punto di vista medico e psicologico
    • Imparare ad ascoltare le esigenze del caregiver e del paziente con demenza di Alzheimer

    Programma Corso

    8 .30 -09.00: Registrazione dei partecipanti
    9.00 – 10.00: Cosa è la demenza di Alzheimer e come riconoscerla
    10.00 – 11.00:  Valutare la persona affetta da demenza di Alzheimer
    11.00 – 11.30:  Pausa caffè
    11.30 – 12.30: Chi è il caregiver e quale è il suo ruolo per il paziente
    12.30 – 13.30: Cosa è il Caregiver Burden
    13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
    15.00 – 16.00: Strategie efficaci per contrastare lo stress del caregiver
    16.00 – 18.00: Strategie di riabilitazione per il paziente con demenza di Alzheimer

    Docente:
    Dott.ssa Anna Cantagallo:
    Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

    Quota di partecipazione:
    122 € + IVA

    Sede:
    BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

    Modalità di iscrizione:

    Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

    Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
    IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
    Intestato a BrainCare srl
    Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

    Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

    Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


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    trauma cranico

    Trauma cranico: l’inquadramento clinico e gli approcci riabilitativi

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    Trauma cranico: l’inquadramento clinico e gli approcci riabilitativi

    Trauma cranico. Il trauma cranico è responsabile della maggior parte delle disabilità permanenti nel mondo e avviene quando le lesioni cerebrali sono determinate da un trauma improvviso. Il trauma cranico può causare: fratture al cranio, cioè la rottura delle ossa del cranio; commozioni cerebrali, un trauma che determina una temporanea perdita della funzione cerebrale; contusione, è una lacerazione del cervello caratterizzata da un accumulo di sangue all’interno del cervello o tra il cervello e il cranio; danni alle cellule nervose. In molti casi, il trauma cranico può determinare l’insorgere di disabilità spesso permanenti da un punto di vista cognitivo e comportamentale, come amnesie, afasie, disturbi attentivi, alterazione dell’umore, alterazione del ritmo sonno-veglia etc. Il trauma può essere considerato di alto grado di danneggiamento quando comprende almeno una delle seguenti aree: apprendimento e memoria, linguaggio, abilità percettive, cognizione sociale (riconoscimento di emozioni), abilità esecutive, attenzione complessa. Può sussistere anche un lieve deterioramento cognitivo di una o più aree cognitive precedentemente menzionate. Gli eventuali problemi a lungo termine dovuti al trauma dipendono dalla sua gravità, dalla localizzazione nel cervello, dall’età e dallo stato di salute del paziente. Grazie alla ricerca sappiamo che il cervello è plastico anche in età adulta, cioè che tende a riorganizzarsi e modificarsi in seguito all’esperienza. Dunque il sistema di reti e di connessioni cerebrali tende modificarsi per rispondere meglio alle richieste dell’ambiente. In recenti studi è stato dimostrato che esiste una stimolazione della neurogenesi in prossimità di una lesione, che mostrano la possibilità naturale del nostro corpo di poter ottenere un recupero.

    trauma cranico

    La programmazione del trattamento riabilitativo di un trauma cranico deve tener conto del livello di gravità degli esiti post-traumatici, della distanza temporale dall’evento traumatico e del profilo sintomatologico neuropsicologico. Esistono vari approcci riabilitativi che intervengono a diversi livelli ed hanno obiettivi differenti. Tali approcci si distinguono in: strutturali, che intervengono sul livello strutturale di una determinata funzione che risulta compromessa; cognitiviste, intervengono su un passaggio o su una componente di una sequenza di elaborazione; comportamentistiche, intervengono applicando tecniche in grado di modificare comportamenti inadeguati nell’interazione ambientale e sociale; occupazionali, agiscono in modo ecologico ed olistico, attraverso il riaddestramento a compiere le attività più comuni della vita quotidiana. Le tipologie di intervento sopradescritte possono essere eseguite sia a livello individuale che di gruppo, il primo preferibile per la rieducazione dei disturbi cognitivi e il secondo per la rieducazione del comportamento comunicativo e relazionale.

    Obiettivi:

    • Fornire nozioni cliniche e modelli teorici sul trauma cranico
    • Comprendere le basi della riabilitazione del TC
    • Conoscere la classificazione e la valutazione del TC
    • Comprendere le implicazione neuropsicologiche dopo un TC

    Programma corso:

    8.30 -09.00: Registrazione dei partecipanti
    9.00 – 10.00: Il trauma cranico: modelli teorici e clinici
    10.00 – 11.00:  Il trauma cranico: implicazioni neuropsicologiche e psicologiche
    11.00 – 11.30:  Pausa caffè
    11.30 – 12.30: Valutazione delle funzioni neuropsicologiche in seguito a TC
    12.30 – 13.30: Principali strategie di riabilitazione in caso di TC
    13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
    15.00 – 16.00: Tecniche personalizzate nella riabilitazione del TC
    16.00 – 18.00: Classificazione della gravità del TC e implicazioni riabilitative

    Docente:
    Dott.ssa Anna Cantagallo:
    Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

    Quota di partecipazione:
    122 € + IVA

    Sede:
    BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

    Modalità di iscrizione:

    Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

    Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
    IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
    Intestato a BrainCare srl
    Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

    Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

    Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


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    anosognosia

    Anosognosia. Valutazione e riabilitazione della persona con disturbi di consapevolezza

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    Anosognosia. Valutazione e riabilitazione della persona con disturbi di consapevolezza

    Anosognosia. La consapevolezza è un concetto ampio e profondo, che comprende la consapevolezza di sé, dell’intorno, del presente, delle nostre azioni e delle loro conseguenze. Potrebbe essere definita come presenza cosciente nel hic et nunc, qui ed ora. Tutto ciò di cui siamo consapevoli in un dato momento forma una parte della nostra coscienza, “facendo dell’esperienza cosciente l’aspetto, al tempo stesso, più familiare e più misterioso della nostra vita” (Velmans & Schneider, 2007).

    L’ anosognosia è un disturbo neuropsicologico legato alla sfera della consapevolezza che si riflette nella inabilità della persona a riconoscere di possedere un deficit neurologico. Il paziente anosognosico quindi non è consapevole di aver perso delle capacità dovute a una lesione cerebrale. Si possono osservare vari cambiamenti nell’individuo di natura comportamentale, affettiva e cognitiva. Ad esempio, il fenomeno dell’ anosognosia riguarda la vista, può essere riscontrato in funzioni motorie nei pazienti colpiti da paresi o plegia, per le funzioni linguistiche, per quelle mnestiche, per la demenza, per il neglect e in altre sindromi e condizioni. Tale fenomeno è molto frequente nei soggetti colpiti da ictus ed ha un forte impatto sulla vita del paziente, per cui è necessario conoscerlo e valutarlo per calibrare meglio il trattamento riabilitativo.anosognosia

    La valutazione della consapevolezza di sé può essere effettuata mediante l’utilizzo di alcuni questionari e scale suggeriti dalla letteratura scientifica, come: Open Question Arti Inferiori, Berti et al; AHA- Assessment of Anosognosia For Hemianaesthesia, Spinazzola et al.). Bisogna combinare l’utilizzo di tali questionari al giudizio clinico al fine di valutare il grado di consapevolezza del paziente, in quanto si può possedere una percezione del problema eppure sottostimare o sovrastimare le conseguenze. Esistono dunque vari metodi per valutare il disturbo anosognosico, incluse le tecniche di neuroimaging e altre tecnologie. Le moderne tecniche di neuroscienze cognitive, quali la risonanza magnetica funzionale (fMRI), la tomografia ad emissione di positroni (PET), la tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo (SPECT) e l’elettroencefalografia (EEG), offrono un importante contributo nella valutazione e studio dei correlati neuro-anatomici della consapevolezza di sé.

    Il trattamento riabilitativo è perlopiù centrato sull’utilizzo di stimolazioni sensoriali e sul potenziamento delle abilità di metacognizione e automonitoraggio. Obiettivo finale di tale training metacognitivo è che i processi cognitivi escano allo scoperto e divengano presenti alla coscienza del paziente. La letteratura ci suggerisce che tipicamente l’anosognosia sia legata ad una lesione cerebrale nell’emisfero destro, dato il suo maggior coinvolgimento nei processi di consapevolezza e le aree maggiormente coinvolte siano i lobi prefrontali e parieto-temporali e, a livello subcorticale, il talamo. Infatti, le lesioni in queste aree si associano spesso a disturbi relativi all’elaborazione visuo-spaziale, al monitoraggio della realtà e della veridicità delle informazioni e al recupero delle memorie al sé, nonché a disturbi neuropsichiatrici come confabulazioni, falsificazioni della memoria autobiografica e stati persecutori (Venneri e Shanks, 2004), tale individuazione neuroanatomica appare plausibile con la variabilità dei sintomi.

    Obiettivi

    • Fornire nozioni teoriche e cliniche sul concetto di consapevolezza
    • Imparare a riconoscere i disturbi della consapevolezza
    • Conoscere le implicazione sul sistema cognitivo
    • Conoscere nuove tecniche di valutazione e riabilitazione

    Programma Corso

    8.30  –  09.00: Registrazione dei partecipanti
    9.00 – 10.00: Fondamenti teorici e clinici: la consapevolezza
    10.00 – 11.00: Panorama generale: i disturbi della consapevolezza
    11.00 – 11.30:  Pausa caffè
    11.30 – 12.30:  Test per la valutazione della consapevolezza
    12.30 – 13.30: Riabilitare la consapevolezza: quali metodi
    13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
    15.00 – 16.00: Presentazione di casi
    16.00 – 18.00: Strategie personalizzate e tecnologie avanzate per la diagnosi dei disturbi della consapevolezza

    Docente:
    Dott.ssa Anna Cantagallo:
    Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

    Quota di partecipazione:
    122 € + IVA

    Sede:
    BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

    Modalità di iscrizione:

    Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

    Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
    IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
    Intestato a BrainCare srl
    Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

    Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

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    aprassia

    Aprassia nel cerebroleso adulto: come riconoscerle e come trattarle

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    Aprassia nel cerebroleso adulto: come riconoscerle e come trattarle

    Aprassia. L’aprassia acquisita è un disturbo dell’attività motoria che si manifesta nel momento in cui l’individuo deve eseguire un movimento finalizzato, che era stato avviato intenzionalmente e che era dotato di scopo. E’ considerato un disturbo di natura neuropsicologica che è dovuto a trauma cranico, ictus, tumore cerebrale e malattia di Alzheimer. Il danno colpisce la capacità del cervello di segnalare correttamente le istruzioni per il corpo. Si possono distinguere varie forme di aprassia, ciascuna delle quali è legata al livello del processo di elaborazione deficitario:

    • Aprassia ideomotoria (AIM), è la impossibilità di eseguire un gesto in seguito a comando verbale, pur non essendoci alcuna tipologia di problema relativo all’attività spontanea e ai riflessi. Tale tipologia di aprassia è dovuta a lesioni del lobo parietale dell’emisfero dominante.
    • Aprassia ideativa (AI), difficoltà nella coordinazione dei movimenti che richiedono l’utilizzo di un oggetto. I gesti sono continuamente interrotti e confusi. E’ dovuta a lesioni della corteccia parieto-temporo-occipitale dell’emisfero dominante)
    • Aprassia costruttiva, difficoltà a determinare le relazioni spaziali di parti di oggetti o di oggetti, denota dunque un difetto dell’abilità di combinare ed organizzare, in cui i dettagli dovrebbero essere percepiti in un insieme.
    • Aprassia dinamica, incapacità di realizzare una sequenza di movimenti rapidiaprassia

    E’ dunque semplice riconoscere i sintomi dell’aprassia in quanto sono generalmente legati alla sequenza di atti legati all’apprendimento. Di solito il paziente aprassico non è in grado di eseguire degli ordini che gli vengono impartiti, nonostante gli ordini in questione vengano capiti perfettamente. Quindi si tratta di una situazione patologica legata a lesioni dei centri superiori di associazione del cervello e in particolare a tutte quelle strutture che sono legate all’esecuzione di una sequenza di azioni.Il trattamento dell’aprassia dipende molto dalla profondità delle lesione e dalla tipologia di aprassia che presenta il paziente. Ad esempio, nel caso di un disturbo prettamente esecutivo, cioè in assenza di alterazioni del riconoscimento dei movimenti appresi, il riabilitatore si concentrerà soprattutto a sollecitare l’attenzione e la concentrazione nel corso del movimento. Nel caso in cui venga diagnosticato un deficit che riguarda più che altro il sistema semantico, il riabilitatore si concentrerà sulla rieducazione di un gesto che implica l’utilizzo di tale oggetto, sia in termini di riconoscimento che di discriminazione, aiutando il paziente attraverso filmati, fotografie o disegni. La letteratura ci insegna come nella valutazione e nel trattamento dell’aprassia, sia necessario un approccio ecologico: il paziente, quindi, deve essere valutato in situazioni di vita quotidiana; il colloquio, sia con il paziente che con i caregivers, è essenziale per valutare la consapevolezza circa il deficit; l’intervento per i pazienti più gravi deve essere orientato ad un adattamento delle condizioni ambientali. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato l’efficacia di interventi terapeutici e riabilitativi effettuati presso la casa stessa del paziente, allo scopo di facilitare la generalizzazione della terapia (Boman et al., 2004).

    Obiettivi

    • Fornire nozioni base sul riconoscimento delle aprassie
    • Comprendere le basi del trattamento nel cerebroleso adulto
    • Conoscere come si manifestano e le implicazione delle aprassie sul funzionamento cerebrale
    • Conoscere nuove metodiche di valutazione e riabilitazione

    Programma corso

    8.30  –  09.00:Registrazione dei partecipanti
    9.00 – 10.00: Conoscere le aprassie
    10.00 – 11.00: Panorama generale: quali implicazioni nel cerebroleso adulto
    11.00 – 11.30:  Pausa caffè
    11.30 – 12.30:  Metodi di indagine: come riconoscere le aprassie
    12.30 – 13.30: La riabilitazione delle aprassie nel paziente cerebroleso adulto
    13.30 – 15.00: Pausa Pranzo
    15.00 – 16.00: Presentazione di casi
    16.00 – 18.00: Strategie personalizzate e tecnologie per la valutazione e riabilitazione delle aprassie.
    Docente:
    Dott.ssa Anna Cantagallo:
    Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

    Quota di partecipazione:
    122 € + IVA

    Sede:
    BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

    Modalità di iscrizione:

    Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

    Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
    IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
    Intestato a BrainCare srl
    Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

    Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

    Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


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