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    osteoporosi

    Osteoporosi. Quanto esercizio fisico serve per prevenirla?

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    Osteoporosi. Quanto esercizio fisico serve per prevenirla?

    Osteoporosi. L’ osteoporosi è una malattia che causa una perdita di massa nello scheletro aumentando  il rischio di fratture patologiche. Oltre che per una diminuzione della densità ossea, ciò accade per via della modificazione nella loro citoarchitettura. Dal punto di vista diagnostico viene divisa in primaria (95% dei casi) e secondaria: nel primo caso significa che compare spontaneamente, nel secondo che è conseguente ad un evento correlato (ad esempio a seguito di iperparatiroidismo, farmaci osteotossici, etc.).

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    Anosognosia. Un deficit nella sfera della consapevolezza

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    Anosognosia. Un deficit nella sfera della consapevolezza

    Anosognosia. Von Monakov già nel 1895 descrisse il caso di un paziente che a causa di una lesione nelle aree primarie della vista manifestava cecità corticale. Ciò che dava rilievo alla patologia di questo paziente era la mancanza di coscienza riguardo il suo deficit. Successivamente nel 1914 Babinski presentò alla Società di Neurologia di Parigi il caso di due pazienti con emiparesi destra e con assenza totale di consapevolezza del loro deficit motorio; fu da allora che la comunità scientifica prese coscienza di questa patologia. L’anosognosia (o nosoagnosia) è una patologia neuropsicologica che causa l’incapacità del paziente di riconoscere e riferire di avere un deficit neurologico o neuropsicologico. In particolare, il paziente non ha consapevolezza circa il suo stato di malattia, manifestando invece la ferma convinzione di possedere ancora le capacità che in realtà ha perso in seguito a lesione cerebrale. Se messo alle strette nel doversi confrontare con il suo deficit, il paziente mette in atto delle confabulazioni oppure delle spiegazioni assurde, incoerenti con la realtà dei fatti.

    Come si può leggere in “La consapevolezza di sé e i suoi disturbi” (Cantagallo et al.) l’indagine verso questa patologia iniziò soltanto alla  fine  del  XIX°  secolo,  periodo  storico in  cui  neurologi e psichiatri europei iniziarono a descrivere numerosi casi in cui pazienti con deficit conseguenti a un  danno cerebrale manifestavano una mancanza di consapevolezza per la loro condizione.  I  deficit  di  cui  non  sembravano  essere  consapevoli  erano i più vari: andavano  dalla  cecità  corticale (l’inconsapevolezza  di  non  poter  più  vedere),  alla  paralisi (convinzione di poter muovere perfettamente gli arti paralizzati). Le  conclusioni più importanti che emergono dagli studi sull’anosognosia infatti sono che 1) non esiste una singola lesione  che possa spiegare tutte queste osservazioni, e 2) spesso queste persone mantengono intatte le abilità intellettuali e di ragionamento.

    anosognosiaMolti pazienti affetti da anosognosia possono avere delle reazioni psicologiche patologiche, che ad esempio per via di un deficit neurologico non possono più muovere l’arto un’apparente mancanza di preoccupazione ed interesse nei confronti dell’arto plegico, definita “anosodiaforia” o, all’opposto, un’ostile avversione nei confronti di esso, atteggiamento che prende il nome di “misoplegia”. Possono manifestarsi fenomeni deliranti e allucinatori concernenti lo spazio corporeo controlesionale, nei quali il paziente può affermare che l’arto appartiene a qualcun altro, negarne l’esistenza, o asserire che è stato sostituito da una struttura di natura non organica. Va inoltre sottolineato che questa tipologia di problematica si trova anche in persone con disturbi psichiatrici senza l’insight della malattia. A livello terapeutico è molto difficile affrontare queste situazioni.

    Attualmente, nonostante si sia compresa la gravità dell’anosognosia, probabilmente a causa delle poche scale standardizzate disponibili, la  valutazione  della  consapevolezza  di  sé  non  è  generalmente  inclusa  nella  valutazioni  standard, che  hanno la  finalità  di  valutare  molte  delle  funzioni  mentali,  al  fine  di  inferire  la  natura  delle  lesioni  e  le conseguenti implicazioni. Le valutazioni sono fondamentali ai fini della pianificazione e della realizzazione degli interventi riabilitativi, e ciò risulta particolarmente problematico,  in  quanto  molti  ricercatori  affermano  che,  senza  un’accurata  valutazione  e monitoraggio  della  consapevolezza  di  sé,  ogni  intervento  nella  fase  post-acuta  dopo  un  danno cerebrale  sarà  probabilmente  inefficace. Questo può infatti avere delle implicazioni in contesti medico-legali,  dove,  per  esempio,  un  trattamento  urgente  per  un  danno  cerebrale  in  fase  acuta potrebbe essere rifiutato da un paziente in quanto non consapevole della propria condizione. O ancora questi pazienti possono far fatica a fornire  il  proprio  consenso all’inserimento in una comunità, oppure alla nomina di un amministratore di sostegno nel caso in cui, per la gravità della malattia, non sono più in grado  di  vivere  in  modo  indipendente.

    Chi si trova a lavorare con persone che potrebbero presentare anosognosia dovrebbe conoscere  le  complessità  implicate dandone la giusta importanza terapeutica. È necessario dimostrare prima l’esistenza di un deficit cognitivo, emozionale  o  comportamentale  e,  solo  successivamente,  utilizzare  più  misure  per  stimare  gli  eventuali disturbi della consapevolezza per i propri disturbi. Infine, è da sottolineare che la consapevolezza di un deficit e  quella  delle  conseguenze  ad  esso  associate  possono  essere  dissociate  nel paziente e  devono,  pertanto,  essere  valutate separatamente per i vari disturbi.

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    Parkinson

    Parkinson. Nuovi metodi diagnostici e curativi del morbo di Parkinson

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    Parkinson. Nuovi metodi diagnostici e curativi del morbo di Parkinson

    Parkinson.  Il morbo di Parkinson è una patologia che causa una degenerazione cronica e progressiva del cervello e colpisce soprattutto una parte del sistema nervoso centrale – detta sostanza nera – responsabile della produzione di dopamina, un neurotrasmettitore coinvolto nel controllo dei movimenti. Questa malattia ha un incidenza maggiore nelle persone al di sopra dei 50 anni e, secondo i dati OMS, solo in Europa ne sono colpite circa un milione di persone, con percentuali maggiori negli uomini. A causa dei malfunzionamento del sistema dopaminergico, il morbo di Parkinson è compreso nei “Disordini del movimento”: i principali sintomi sono infatti tremori, rigidità, bradicinesia, deficit dell’equilibrio, etc. e a causa della loro gravità compromettono gravemente la vita della persona. Purtroppo vi sono anche altre manifestazioni sintomatiche di tipo non motorio quali stipsi, disfunzioni sessuali, disturbi della pressione arteriosa, crampi e altro.

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    Caffè. Se bevi caffè puoi ridurre il rischio di mortalità

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    Caffè. Se bevi caffè puoi ridurre il rischio di mortalità

    Caffè. Circa intorno alla seconda metà del Seicento la cultura del caffè è sbarcata in Occidente, la data dell’ingresso ufficiale è stata fissata nell’anno della sconfitta e cacciata dei turchi che assediavano la città di Vienna. Negli accampamenti che i turchi lasciarono vuoti, infatti, vennero rinvenuti dei sacchi pieni di chicchi scuri che però nessuno sapeva come utilizzare. Nessuno tranne Kolschitzky, un polacco che aveva vissuto a lungo in Turchia, che decise di investire i suoi soldi aprendo una bottega del caffè a Vienna.  Inizialmente non ebbe un gran successo per via del particolare e pungente gusto di questa amara bevanda a cui i viennesi non erano abituati. Kolschitzky per non fallire si fece venire una grande idea e decise di addolcirlo con miele e latte creando il primo caffè del mondo europeo, molto simile all’odierno cappuccino.

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    Acufene. Un fischio invisibile che impedisce il riposo cerebrale

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    Acufene. Un fischio invisibile che impedisce il riposo cerebrale

    Acufene. La definizione di acufene che possiamo trovare nei manuali recita: “sensazione uditiva riferita dal paziente come ronzio, fischio, sibilo, fruscio, ecc., che non ha riscontro in una sorgente sonora nell’ambiente esterno e viene avvertita solo dal soggetto”. Questa patologia può essere definita “fantasma” in quanto nessuno strumento esistente riesce a rilevarla, risultando quindi “invisibile”. Sarebbe necessario svolgere studi sull’argomento sia perché, ad ora, a livello di cure si può solo lavorare su alcuni sintomi, sia perchè che ne soffre circa il 10-17% della popolazione mondiale. Non di meno importanza è il fatto che questa patologia può provocare, a sua volta, sintomi additivi come mal di testa, ansia, stress o disturbi del sonno e della concentrazione.

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    Alzheimer. I progressi diagnostici sono promettenti, ma i farmaci?

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    Alzheimer. I progressi diagnostici sono promettenti, ma i farmaci?

    Alzheimer. Settembre è il mese mondiale dedicato al morbo di Alzheimer e in particolare oggi, 21 settembre, è la giornata celebrativa internazionale istituita nel 1994 dall’ Alzheimer’s Disease International (ADI) e dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). Ma a quale scopo viene assegnata una Giornata Mondiale ad una malattia? Probabilmente perché è in crescita un movimento internazionale che vuole sensibilizzare la coscienza pubblica sui disagi causati da questa patologia, riuscendo a riunire in tutto il mondo malati, familiari e associazioni Alzheimer.

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    Percezione. Percezione dello spazio: viaggio intracerebrale dei dati spaziali

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    Percezione. Percezione dello spazio: viaggio intracerebrale dei dati spaziali

    Percezione. La percezione del mondo, nel suo stendersi a noi, vengono convogliati e interpretati seguendo un viaggio intracerebrale preciso: dall’emisfero destro all’emisfero sinistro. Questo binario passa su una terra rosa, circoscritta da solchi, incanalature, curve e scissure: il regno della neo-corteccia. Della nostra lunga seppur recente storia evolutiva, la neocorteccia simboleggia un punto d’arrivo, un’esplicita rivoluzione fisiologica rispetto all’animalità del sistema limbico. Essa è il luogo dove risiedono le nostre facoltà superiori, le capacità mentali che ci rendono ‘umani’, e si suddivide in due zone neuroanatomicamente pressoché uguali ma funzionalmente molto diverse l’una dall’altra: gli emisferi. Tra le loro metaforiche mura avvengono ogni secondo processi che, ad un livello operativo, li differenziano nettamente e la comunicazione tra le due parti, come ogni collegamento stradale che si rispetti tra due città comunicanti, richiede di un ponte. Nello specifico caso degli emisferi, il ponte è detto corpo calloso e consente il viavai di informazioni da una zona all’altra del cervello. Considerata questa comunicazione bidirezionale, come avviene la percezione dello spazio?

                percezione                                                                                    Lo spazio per esistere ha bisogno di un osservatore. Quindi, lo spazio senza osservatore non esiste.

    Ma non solo: lo spazio è demarcato da pieni e vuoti. Prendiamo una cattedrale. Se contro la cattedrale non si stagliassero l’azzurro del cielo, il grigio della strada e il variopinto manifestarsi delle attività umane, non ci sarebbe un contorno che consenta alla cattedrale stessa di potersi distinguere da tutto il resto. Eppure, nonostante la tenacia della cattedrale nell’affermarsi come entità fisica con un proprio perimetro, se solo tenessimo gli occhi chiusi annulleremmo tutti i suoi sforzi. The beauty is in the eye of the beholder: la bellezza è negli occhi di chi guarda, così come lo spazio. Un esempio che deriva dalla letteratura per chiarire questo concetto è fornito da Carver nel suo racconto Cattedrale, in cui assistiamo ad un dialogo tra un uomo cieco ed un uomo vedente, nel quale il primo domanda al secondo, in seguito ad un tentativo fallito per via verbale, di raffigurargliene una, poiché completamente ignaro della spazialità della stessa, delle sue forme, dei gargoyle, delle vetrate:

    • “E adesso chiudi gli occhi”, mi disse il cieco. E io lo feci. Li chiusi, come mi aveva chiesto. “Sono chiusi?”, disse. “Non fingere”.
    • “Sono chiusi”, dissi.
    • “Tienili così”, mi disse e poi: “Non smettere. Disegna.”
    • “E così continuammo; le sue dita sulle mie mentre andavo su e giù sul foglio. Era una cosa come nessun’altra in vita mia, fino a quel momento. Poi lui disse: “Penso che vada bene così. Secondo me ci sei riuscito”, disse. “Dà un’occhiata: come ti pare?”
    • Io gli occhi li tenevo ancora chiusi. “È bellissima”, dissi.”

    Così, nella sua prosa pungente, Carver prova l’assunto di base da cui siamo partiti: senza osservatore non c’è la cattedrale, ma la si può realizzare, con un lavoro fino, di lima, sottile, elegante. L’uomo cieco percepisce la forma della cattedrale e la capisce, fa capire all’amico di averla riprodotta in maniera soddisfacente. Ma come è avvenuta, nel cervello dell’uomo cieco, la percezione dello spazio inizialmente sconosciuto? Iniziamo col distinguere le funzioni dei due emisferi:

    • L’emisfero sinistro è la sede del pensiero razionale, ragiona secondo una logica di cause ed effetti, nomina le cose, le confronta, le ordina, fornisce un senso temporale, astrae, cataloga e, sulla base di queste informazioni, cerca una soluzione coerente e forma un giudizio.
    • L’emisfero destro, invece, procede per intuizioni, ragiona attraverso rapporti e relazioni, carpisce le informazioni nella loro globalità, guarda al quadro completo senza soffermarsi sui dettagli, ha l’immagine completa della situazione e non esprime giudizi di sorta e giunge alla comprensione dell’intero contesto in maniera improvvisa.

    L’emisfero destro, detto anche emisfero spaziale, coglie le informazioni relative ai rapporti e le relazioni tra i pieni e i vuoti della cattedrale come un tutt’uno: non riconosce i dettagli che la compongono, ma crea una comprensione globale e indifferenziata. Viceversa, l’emisfero sinistro riesce solo a percepire gli spazi pieni, gli unici che riesce a catalogare, lasciando da parte i rapporti che esistono con i vuoti, valutati incatalogabili dallo stesso emisfero. Allo stesso modo, l’emisfero destro coglie il soggetto stesso come un oggetto formato di vuoti e pieni in relazione con un mondo circostante, mentre l’emisfero sinistro come un unico pieno, indipendente dal resto, costituito solo da sé medesimo. Un emisfero lineare, il sinistro, un emisfero creativo, il destro. Il cieco percepisce la globalità della cattedrale con l’emisfero destro e successivamente, come la mano di entrambi scorre sulla superficie bianca del pezzo di carta, concepisce e si rappresenta i dettagli, i portoni, le finestre, tutto ciò che rende una cattedrale una cattedrale e non altro, e la intravede, si potrebbe dire, nella sua testa, e gli sembra quasi di poterla toccare. Eppure, se il cieco del racconto di Carver non avesse un corpo calloso che consenta la comunicazione di informazioni tra queste due regioni della nostra neo-corteccia, non arriverebbe nemmeno ad una pallida idea della forma esteriore della stessa e, in generale, della percezione dello spazio.

    E riguardo le sensazioni che uno spazio può suscitare gli emisferi hanno un qualche ruolo? Questo nel prossimo articolo di neuroarchitettura.

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    caregivers

    Caregivers. L’attenzione posta su chi si prende cura dei malati di SM.

    Caregivers. L’attenzione posta su chi si prende cura dei malati di SM.

    Caregivers. La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia a carico del Sistema Nervoso Centrale che porta ad una degenerazione e demielinizzazione dei neuroni. Sia a livello clinico che sperimentale sono state riscontrate delle evidenze che indicano che alla base della SM vi sia una reazione immunitaria contro la mielina, struttura multilamellare di colore biancastro, con importanti funzioni isolanti e che forma il rivestimento esterno di alcuni assoni,  permettendo una rapida propagazione del segnale elettrico. La malattia può però manifestarsi con una vastissima gamma di sintomi neurologici, a seconda dell’area del cervello in cui si forma, e può progredire fino alla disabilità fisica e cognitiva. In tutto il mondo si contano oltre 2,3 milioni di persone con SM che infatti viene considerata la malattia neurologica più diffusa nei giovani adulti. Che impatto può avere questa malattia su chi si prende cura di loro? In questo articolo ci dedicheremo a quelle persone (caregivers) che ogni giorno assistono questi malati.caregivers

    Merk, società tedesca leader nella scienza e nella tecnologia, durante la Giornata Mondiale della Sclerosi multipla, ha annunciato la collaborazione con l’International Alliance of Carer Organizations (IACO) per la redazione del sondaggio più esteso mai fatto (https://www.multivu.com/players/uk/8107251-merck-iaco-sclerosis-care-giver-survey/) , con lo scopo di indagare le difficoltà vissute da coloro che assistono i malati di SM.  In seguito a delle ricerche preliminari commissionate da Merk si è compreso circa l’impatto che le attività e le difficoltà hanno sulle vite di coloro che supportano i malati di Sclerosi. È tuttavia complesso comprendere a fondo il loro disagio: è stato quindi deciso di dedicargli più attenzione soprattutto per il fatto che i caregivers hanno un età mediamente compresa  tra i 18 e i 34 anni. L’indagine globale mira quindi a fornire una profonda comprensione dei bisogni e delle esigenze come primo passo verso lo sviluppo di migliori risorse e soluzioni per coloro che ogni giorno si prendono cura di malati di SM.

    Le indagini che ad ora sono state svolte da Merk, hanno mostrato inoltre che gli Stati Uniti hanno una percentuale più elevata di caregivers dai 18 ai 34 anni (il 46% degli uomini e il 45% delle donne caregivers in America,  contro il 35% degli uomini e il 33% delle donne caregivers in Europa). Come ulteriore dimostrazione della giovane età dei caregivers, la ricerca ha indagato che nell’ultimo anno, i figli che assistevano una madre malata di Sclerosi sono risultati come la maggior parte di coloro che hanno iniziato una conversazione sui social media riguardo il caregiving a malati di MS. Soprattutto per via dello stress vissuto e percepito per via del loro ruolo, coloro che assistono i malati di SM, vanno incontro a dei rischi per loro salute: questa analisi ha infatti identificato problemi psicologici quali depressione, ansia, insonnia e dolore fisico, nonché preoccupazioni circa l’impatto economico che sono costrette a sostenere le famiglie per via dei costi delle cure.

    L’indagine globale che  verrà presentata nel corso dei prossimi mesi coinvolgerà i caregivers  provenienti da tre stati: Europa, Stati Uniti e Canada. I risultati del sondaggio verranno poi  annunciati entro 12 mesi insieme a raccomandazioni su come possono essere sostenuti a livello assistenziale i caregiver e per fare in modo di soddisfarne le esigenze, prestando attenzione soprattutto ai più giovani. Ali-Frédéric Ben-Amor, membro del settore Neurologia e Immunologia di Merck e Vice Presidente Global Medical Affairs, ha infatti dichiarato che il sondaggio e i successivi studi saranno utili per poter individuare nuovi modi per sostenere famiglie, amici e tutte quelle persone che con-vivono con questa malattia.

    Attendiamo quindi i risultati fiduciosi che questo studio avrà rilievo nella comunità scientifica e intanto, se anche tu ti trovi in questa situazione, qui da noi potrai trovare un sostegno psicologico oltre a molti metodi per rinforzare le tue abilità di coping e di gestione degli eventi stressanti. Ti aspettiamo in BrainCare!

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    intelligenza sociale

    Intelligenza sociale. I Social network uccidono l’Intelligenza Sociale?

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    Intelligenza sociale. I Social network uccidono l’Intelligenza Sociale?

    Intelligenza sociale. Nel 1922 Thorndike elaborò il concetto di Intelligenza sociale riferendosi alla “capacità di comprendere gli altri, di saperli affrontare e di comportarsi in modo saggio nelle relazioni”, sottolineando che è spesso un arma necessaria per raggiungere svariati scopi: una profonda consapevolezza del valore che hanno i rapporti sociali, della capacità di comprendere la prospettiva dell’altro e di impegnarsi in relazioni soddisfacenti. Nell’intelligenza sociale rientra anche un elemento che ha focus sulla persona e riguarda l’impegno nel dover riuscire a favorire l’“umanizzazione” delle relazioni. Nell’era dei social network c’è da chiedersi…” Ma le nuove generazioni svilupperanno comunque intelligenza sociale?

    intelligenza sociale

    Sempre più spesso giovani adolescenti creano e mantengono relazioni attraverso il filtro della rete. La costruzione della propria identità nello scontro adolescenziale tra un Io ancora immaturo e un ideale dell’Io ancora in costruzione, si gioca anche sui social network. E’ proprio qui che le nuove generazioni si confrontano con i coetanei in base ai “like” o ai “followers” che ottengono, ponendo le basi di un’identità idealizzata e sempre più  tragicamente fragile.

    Tuttavia è utile ricordare che come disse Humphrey siamo innanzitutto “animali sociali”, per cui è comprensibile questa naturale ricerca del confronto con l’altro in ogni momento possibile, ma il cyberspazio può non essere sempre un luogo di incontro e scambio reciproco ma anche un luogo pericoloso in cui l’adolescente può trovarsi esposto e sovraesposto a critiche e umiliazioni. La salute emotiva dipende in gran parte dalla qualità delle relazioni sociali. Ansia e depressione sono infatti spesso collegate a legami sociali perduti!

    Come comportarsi di fronte al bisogno dell’altro e le minacce che ne possono scaturire?

    Anche se il termine “intelligenza” per come spesso la intendiamo (QI) indica una capacità stabile, la maggior parte dei ricercatori definiscono l’intelligenza sociale non come una caratteristica fissa ma come una serie di costrutti cognitivi che permettono di arrivare a giudizi precisi e a fare delle scelte sagge nelle proprie interazioni sociali. Per migliorare questa abilità è necessario sviluppare una buona capacità riflessiva su se stessi e una maggior empatia nelle relazioni che costruiamo con gli altri, oltre a una sana motivazione ad essere meno centrati su se stessi e più attenti ai bisogni dell’altro.

    intelligenza sociale

    L’intelligenza emotiva è un costrutto che viene spesso utilizzato quando si parla di intelligenza sociale. Salovey & Mayer la definiscono come: “capacità di monitorare le emozioni proprie e degli altri, di discriminare tra esse, e di utilizzare queste informazioni per prenderne a atto e guidare il proprio comportamento”. Da un recente studio di Alex e Eva Zautra (http://www.academia.edu/15756715/social_intelligence) è risultato che un programma di formazione sull’intelligenza sociale portava gli studenti ad incrementare la propria sensibilità e a sviluppare una maggiore fiducia verso i tentativi di avvicinarsi con successo alle relazioni sociali. I risultati non variano in funzione dei livelli precedenti di intelligenza emotiva, e non vi sono differenze fra uomini e donne. Quindi l’Intelligenza emotiva/sociale si può apprendere ed aumentare.

    Le relazioni sociali che si sviluppano sui social network possono esser fittizie ed esporre il giovane ad esperienze dolorose. La società in cui viviamo è incentrata sull’individualismo e sul narcisismo ed è particolarmente sensibile alla vergogna e all’ansia di inadeguatezza. Date queste premesse potremmo dire che un’offesa o un’umiliazione pubblica come quelle che possono facilmente arrivare dai social network è in grado di generare quote elevatissime di tristezza, ma anche di rabbia, invidia e disprezzo che possono alimentare un sentimento di vendetta verso l’altro. Questa rabbia ed aggressività deve però in qualche modo sfogata nel mondo reale: o viene auto diretta come negli attacchi al proprio corpo o eterodiretta come nei casi di aggressione o danni agli altri.

    Tuttavia bisogna tenere presente che un’ultima forma di violenza, sempre più diffusa tra gli adolescenti è l’aggressività eterodiretta via rete, niente meno che il cyberbullismo. Questo fenomeno è purtroppo sempre più in crescita  e porta solo a conseguenze negative tra cui minare l’intelligenza sociale che si basa sulla capacità di identificarsi e comprendere l’altro. Si può generare così un circolo vizioso in cui il giovane che cerca di relazionarsi con un gruppo di pari e magari utilizza i social per realizzare i suoi bisogni di crescita e per aggirare dei vissuti di ansia ed inadeguatezza che derivano dal confronto diretto con l’altro, si trova a cadere in un circolo di vergogna, umiliazione  e rabbia che non fanno altro che ridurre ulteriormente la capacità di costruire relazioni soddisfacenti riducendo l’intelligenza sociale del ragazzo oltre alla sua autostima e favorendone l’introversone.

    Consiglia a chi soffre di questa condizione di intelligenza emotiva ridotta o assente, di venire in BrainCare per studiare insieme il percorso più adatto e finalmente diventare più forte e sereno!

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    Netflix

    Netflix: analisi del fenomeno web dell’ultima decade

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    Netflix: analisi del fenomeno web dell’ultima decade

    Netflix. Netflix è una piattaforma online, un raccoglitore pieno di serie tv, film, documentari e contenuti di alta qualità accessibili a coloro che hanno sottoscritto un abbonamento mensile/annuale. È un fenomeno nato sul web e che del web fa il suo punto di forza.

    Netflix

    COM’È NATO

    Netflix è nato in California nel 1997 come servizio di noleggio film. Solo nel 2008 l’azienda ha deciso di trasformarsi in una piattaforma di contenuti online on-demand, proprio nel momento in cui nascevano le web-tv e surfando sull’onda del successo delle stesse. Lo stesso successo per il quale stiamo osservando il progressivo abbandono della tv in favore di smarthpone, tablets e computer portatili. Dal 2010 l’azienda si è scagliata sulla produzione di contenuti originali e oggi è leader in 130 paesi, disponibile in 190 e con oltre 80 milioni di abbonati.

    FREEDOM E COMMUNICATION

    Perché questo successo? Per la libertà percepita dall’utente: egli sottoscrive un abbonamento mensile con la possibilità di vedere ciò che vuole, quando vuole, dove vuole. Non esistono più fasce orarie e quindi non ci sono più i programmi di prima o seconda serata. Tutto è a portata di un click nel momento in cui l’utente decide di vedere il contenuto X.

    Inoltre, si tratta una piattaforma innovativa: essa raccoglie il commento (feedback) del pubblico virtuale e modifica il suo database in base ad esso. I dati relativi all’apprezzamento dei clienti vengono misurati quotidianamente, per consentire agli stessi di godere dei migliori contenuti possibili. Tutto ciò è attuabile grazie alla strategia comunicativa di base, la quale implica un massiccio utilizzo delle informazioni sui diversi social online, soprattutto Facebook, Instagram e Twitter. Essi vengono adoperati per trasformare il database online in nome di una flessibilità straordinaria. Netflix usufruisce tutte le armi che il web consente e grazie ad esse può garantire i migliori contenuti giorno dopo giorno.

    IRONIA

    Esaminando questa strategia comunicativa, ci rendiamo conto della sottile ma strutturale ironia che caratterizza i messaggi social dell’azienda. Ogni social viene gestito in maniera diversa, con contenuti diversi di piattaforma in piattaforma e con contenuti che variano di paese in paese, variando news e linguaggio. Il fil rouge è il la prosodia online, il tono di voce, l’ironia con la quale Netflix produce i contenuti e gestisce il dialogo con gli utenti, costantemente invogliati a partecipare e dire la loro riguardo il contenuto appena visionato. Attraverso questa strategia comunicativa, garantisce un livello di engagement tale da mantenere attiva l’attenzione dell’utente prima, durante e dopo il rilascio di una serie o di un film. Qui sta il suo segreto: la sottile vena ironica, coinvolta e divertita dell’utente e del social-media manager dietro lo schermo.

    NUOVE ABITUDINI

    Questa azienda ha rivoluzionato il mondo delle web tv ma ha anche mutato le abitudini di vita dei suoi utenti: la tv è divenuta un mero elettrodomestico, si controllano meno i social network e il sabato sera è diventato il momento perfetto per gustarsi l’ultima puntata insieme ai propri coinquilini o il proprio partner sul divano. Intere serie tv, infatti, vengono aggiunte in un unico momento, consentendo agli utenti di non dover aspettare settimane e settimane per guardare una nuova puntata e di poter organizzare vere e proprie maratone di binge-watching compulsivo.

    ADDICTION

    Se la quotidianità dell’utente medio diventa però dominata dal pensiero Netflix, come una droga da assumere per poter sopravvivere, ci troviamo di fronte ad una web-addiction. Come insegna Goldberg (1995), con internet addiction disorder ci si riferisce alla subordinazione del benessere psicofisico dell’individuo all’assunzione giornaliera dei contenuti della rete, in tutte le sue forme. Una specifica esperienza contraddistinta da un sentimento di incoercibilità e dal bisogno coatto di essere ripetuta con modalità compulsive. Il binge-watching attiva una risposta del nostro cervello (attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene) con conseguente rilascio di cortisolo, l’ormone dello stress, così da tenerci attaccati allo schermo. In seguito, grazie alle risoluzioni interne delle storie a cui assistiamo, la nostra substantia nigra (struttura nel profondo del nostro cervello) rilascia dopamina nel nostro nucleus accumbens, il cosiddetto centro del piacere, per cui proviamo una sensazione di benessere, euforia e felicità guardare la puntata. Viviamo su delle montagne russe online, e ci identifichiamo con i personaggi, con la storia, con le emozioni e ci facciamo trasportare dallo stress che ci lega alle rotaie e accettiamo di farci innalzare grazie al rilascio di dopamina. La web-addiction esiste ed è un fenomeno in crescita.

    PARTE DI NOI

    Netflix è un brand che funziona: è appealing, è ricco, costa relativamente poco ed è diventato oggetto di consumo quotidiano e rito generazionale. La piattaforma è un esempio di grande opportunità per il divertimento e per il cambiamento delle proprie abitudini, ma, come tutte le novità, può assumere i ruoli di una vera e propria dipendenza. Tu da che parte sei? Quella del good user o dell’ ”intossicato”?

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