Deterioramento Cognitivo lieve

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    Deterioramento Cognitivo lieve

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    Deterioramento Cognitivo lieve

    MILD COGNITIVE IMPAIRMENT: COS’È?

    Il Mild Cognitive Impairment (MCI) è una sindrome neurologica caratterizzata da uno stato di deterioramento cognitivo lieve. I soggetti che vengono classificati come MCI presentano un livello cognitivo minore rispetto a quello statisticamente atteso in base all’età e al grado di istruzione, ma sono ancora in grado di svolgere le proprie attività giornaliere, senza presentare manifestazioni patologiche nel funzionamento sociale e lavorativo.
    Tale condizione è connotata dalla evidenza oggettiva di una menomazione cognitiva, che tuttavia non è ancora tale da poter collocare questi individui nella definizione di demenza conclamata.
    In altre parole, il MCI viene considerato una forma di pre-demenza, collocandosi in uno Stato di confine o di transizione tra l’invecchiamento normale e la demenza vera e propria, in particolare la malattia di Alzheimer.

    INCIDENZA E FATTORI DI RISCHIO

    Secondo alcuni studi condotti, la prevalenza del MCI si aggira attorno al 15%. Uno studio condotto in Italia riporta le seguenti percentuali di incidenza del declino cognitivo lieve nella popolazione ultra 60enne:

    • dai 60 ai 65 anni: 2,4%
    • tra i 65 ed i 69 anni: 4,8%
    • dai 70 ai 76 anni: 8,4%

    Si ritiene che l’origine del MCI sia complessa e che coinvolga fattori tossici per le cellule nervose (come la proteina beta-amiloide, la proteina Tau e i corpi di Lewy), soprattutto nelle aree cerebrali responsabili della memoria e dell’apprendimento, e alterazioni della circolazione sanguigna cerebrale, come ad esempio micro-ictus localizzati o più diffusi fenomeni di aterosclerosi; il MCI potrebbe essere causato anche da una malattia neurodegenerativa o rappresentare l’evoluzione di altre condizioni patologiche come l’ischemia, il trauma cranico, un disturbo metabolico, ecc.

    Oltre all’età superiore ai 60 anni, i principali fattori di rischio per lo sviluppo del declino cognitivo lieve sono:

    • predisposizione genetica
    • diabete
    • fumo
    • depressione
    • ipertensione
    • alti livelli di colesterolo nel sangue
    • sedentarietà
    • mancanza di stimoli intellettivi/sociali

    SINTOMI

    La presentazione clinica di questo disturbo è molto eterogenea: il declino cognitivo può interessare la memoria, o un altro singolo dominio cognitivo, oppure può coinvolgere diverse capacità cognitive.
    I principali sintomi potenzialmente associati a un declino cognitivo lieve sono:

    • evidenza di una riduzione della capacità del soggetto in uno o più domini cognitivi maggiore di quella attesa in base all’età del paziente e al livello di istruzione. Tale mutamento in senso peggiorativo può riguardare diversi domini cognitivi, quali: memoria, attenzione, linguaggio e capacità visuo-spaziali;
    • stato di preoccupazione legato al cambiamento di condizione del soggetto rispetto al suo status precedente; questa evidenza può essere data dal paziente stesso (che si accorge di un peggioramento del proprio stato), da un familiare, conoscente oppure da un clinico che abbia tenuto in osservazione il paziente;
    • iniziali difficoltà nel ricordare fatti avvenuti da pochi giorni, settimane o mesi o nell’apprendere nuove informazioni;
    • difficoltà di concentrazione, facile distraibilità durante attività quali la lettura, la visione di un film, la conversazione ecc;
    • difficoltà nel prendere decisioni che prima non creavano problemi, nel pianificare attività mediamente complesse, nel comprendere o seguire istruzioni (ad es., sul funzionamento di un elettrodomestico);
    • occasionali momenti di spaesamento fuori casa;
    • maggior tendenza ad avere reazioni impulsive;
    • depressione o perdita di interesse nelle attività abituali;
    • ansia e/o irritabilità;
    • preservazione dell’indipendenza nelle abilità funzionali. Costoro possono però impiegare in tali attività un maggiore ammontare di tempo e/o risultare meno efficienti; oppure possono commettere un maggior numero di errori nello svolgere le attività di vita quotidiana più complesse, senza tuttavia mostrare un deficit significativo nelle attività di base (nutrirsi, farsi il bagno, vestirsi o svolgere mansioni domestiche).

    DIAGNOSI E PROGNOSI

    La diagnosi di MCI richiede un giudizio clinico molto ponderato, che si avvale di diversi strumenti: l’osservazione clinica, le tecniche di neuroimmagine (soprattutto funzionali e soprattutto in pazienti che presentino un rischio vascolare), test ematochimici (misurazione del ferro, della glicemia, delle vitamine B12, folati, ecc.) e l’esame neuropsicologico.
    Il declino cognitivo lieve può progredire verso la demenza, oppure restare stabile nel tempo o addirittura regredire se diagnosticato in tempo e trattato con l’opportuno esercizio cognitivo che previene la progressione dei sintomi.
    La possibilità di identificare precocemente i pazienti affetti da MCI risulta quindi particolarmente importante in fase di prevenzione; si può infatti agire sul fronte dei fattori di rischio, riducendone l’impatto negativo attraverso buone regole di vita (alimentazione equilibrata, ricca di frutta e verdura, pesce, cereali integrali, oli vegetali e frutta secca; attività fisica regolare; pochi alcolici; niente fumo; controllo del peso corporeo) e terapie mirate (soprattutto, in caso di ipertensione, ipercolesterolemia e diabete).
    Un aspetto particolarmente importante da considerare riguarda l’eventuale presenza di sintomi depressivi, che possono non soltanto determinare un serio scadimento della qualità di vita, ma anche promuovere un più rapido peggioramento cognitivo e della funzionalità globale del paziente. È dimostrato che trattare la depressione, principalmente con farmaci antidepressivi, aiuta a migliorare la capacità di memorizzazione e di gestione delle attività quotidiane.

    TRATTAMENTO

    Ad oggi non esiste alcun trattamento o terapia farmacologica che si sia dimostrata efficace per il deterioramento cognitivo lieve, ma dal momento che il MCI potrebbe rappresentare una sindrome prodromica verso la malattia di Alzheimer clinicamente conclamata, i trattamenti proposti per la malattia di Alzheimer, come gli antiossidanti e gli inibitori dell’acetilcolinesterasi, potrebbero rivelarsi utili. Il trattamento riabilitativo nel paziente affetto da MCI si basa tuttavia principalmente su trattamenti di tipo non farmacologico.
    Il trattamento non farmacologico nel MCI si basa su due principali tipi di intervento:

    1. Esercizio fisico:
      studi prospettici hanno rivelato come i soggetti affetti da MCI che compiono attività fisica hanno un rischio minore di sviluppare demenza rispetto a quelli che sono meno attivi fisicamente. Diversi studi dimostrano come interventi mirati all’allenamento fisico possono procurare benefici a livello cognitivo in pazienti affetti da MCI.
    2. Intervento cognitivo che comprende: la Stimolazione Cognitiva e l’Allenamento Cognitivo:
      La stimolazione Cognitiva consiste in un coinvolgimento dei pazienti in attività che sono create dai clinici per incrementare le funzioni cognitive e sociali in maniera non-specifica.
      L’Allenamento Cognitivo comprende l’insegnamento individuale di strategie e abilità, in modo da ottimizzare in modo specifico le funzioni cognitive del soggetto. Fra queste: l’allenamento nell’uso delle tecniche di memoria e il supporto nell’apprendimento senza errori, il recupero di quanto si è appreso a distanza di tempo (‘spaced retrievals’), gli esercizi di rilassamento, l’addestramento nelle capacità attentive e la pianificazione nella vita quotidiana.
      In entrambi i casi di intervento cognitivo si aumenta l’indipendenza della persona nelle attività quotidiane.
      Essi possono essere svolti in diversi modi: singolarmente o in gruppo, tramite esercizi carta e matita o al computer, o può comprendere lo svolgimento di attività che ricordano quelle della vita quotidiana del soggetto.

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