Cyber-bullismo. Tutto quello che c’è da sapere sulla psicologia del bullo

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    Cyber-bullismo. Tutto quello che c’è da sapere sulla psicologia del bullo

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    Cyber-bullismo. Con il termine cyber-bullismo vengono intesi quei comportamenti messi in atto da individui o gruppi attraverso i media elettronici o digitali che inviano messaggi ostili e aggressivi in modo ripetuto al fine di arrecare danno o disagio ad altri.

    Il cyber-bullismo può essere molto vario e viene infatti diviso nelle seguenti categorie:

    • Harassment (molestie): spedizione ripetuta di messaggi o e-mail insultanti mirati ad offendere il destinatario.
    • Trickery (inganno): ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno entrandoci prima in confidenza, scambiando informazioni intime e/o private per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.
    • Happyslapping (schiaffo allegro): registrazione video durante la quale la vittima subisce o insulti o umiliazioni verbali o violenza fisica (calci e pugni) che viene in seguito pubblicata su internet all’insaputa della vittima e visualizzata da altri utenti.
    • Exclusion (esclusione): escludere deliberatamente una persona da un gruppo di amici online, da una chat o da un gioco interattivo, per provocare in essa un sentimento di emarginazione.
    • Denigration (distribuzione): invio di messaggi o pubblicazione di commenti crudeli, offensivi calunniosi per danneggiare gratuitamente e con cattiveria la reputazione di una persona, via e-mail, messaggistica istantanea, gruppi su social network
    • Flaming (fiamma): consiste nella spedizione di messaggi online violenti, volgari e provocatori mirati a suscitare battaglie verbali in rete tra due o più utenti.
    • Cyberstalking: persecuzioni, attraverso la tecnologia, consistenti in molestie e denigrazioni ripetute e minacciose mirate a incutere paura, dare fastidio sino a commettere atti di aggressione più violenti anche di tipo fisico.
    • Impersonation (spacciarsi per qualcun’altro): creazione di profili utente fasulli col nome della vittima al fine di mandare messaggi offensivi a terzi a nome suo.

    Per quanto bullismo e cyber-bullismo possano sembrare uguali, si possono identificare 3 principali differenze. La prima è riconducibile ad una caratteristica intrinseca dei dispositivi elettronici attraverso i quali si verifica la molestia: l’anonimato. Gli studenti che non praticano bullismo con i propri pari nella vita reale potrebbero farlo in rete grazie alla possibilità di anonimato sfociando quindi nel cyber-bullismo. Oltre all’anonimato una seconda differenza che distingue il bullismo dal cyber-bullismo è collegata alla scarsità di controllo nei media elettronici. Mentre dunque il bullismo tradizionale può essere visto, controllato e contenuto da educatori, insegnanti e familiari, nel cyber-bullismo le molestie sono”invisibili e nascoste”, ma non per questo meno dolorose. Un’ultima generale differenza riguarda il momento in cui la vittima subisce l’atto violento, verbale o fisico che sia. Infatti nel bullismo tradizionale i comportamenti aggressivi avvengono solitamente durante le ore di scuola e cessano nel momento in cui il bambino torna a casa. Nel cyber-bullismo le molestie sono molto più pervasive e possono “colpire” la persona a qualsiasi ora del giorno attraverso la semplice ricezione di e-mail e di messaggi al cellulare, dispositivo che di questi tempi, è sempre a nostra portata di mano.

    In una review, Tokunaga (2010) ha posto in analisi molti degli studi che si sono occupati di indagare le caratteristiche delle vittime del cyber-bullismo. Da questo lavoro è emerso che le cyber-vittime hanno una moltitudine di problematiche simili alle vittime del bullismo. Le vittime del cyber-bullismo hanno una più bassa autostima, un più alto livello di depressione e  generalmente possono provare da più “semplici” stati di angoscia fino a più gravi problemi psicosociali che dipendono dalla frequenza, dalla durata e dalla gravità dei cyber-attacchi subiti. Vi è infatti una minor probabilità di riportare problematiche a lungo termine se gli episodi di cyber-bullismo si verificano raramente, mentre gravi forme di cyber-bullismo – sia per la durata che per il peso delle molestie stesse – sono legate a percentuali più elevate di problematiche psicologiche e sociali.

    Le vittime di cyber-bullismo riportano molto spesso problemi nel rendimento scolastico e soprattutto nelle relazioni con i compagni per via della preoccupazione dovuta all’esperienza di essere delle vittime della rete. Tra le altre conseguenze problematiche nelle vittime del cyber-bullismo che sono state statisticamente significative nello studio abbiamo: marcata ansia sociale, stress emotivo, rabbia e tristezza, possibili problemi sociali quali distacco, ostilità e delinquenza.

    Per quanto concerne il genere, nel cyber-bullismo non sembra giocare un ruolo importante come è invece nel bullismo tradizionale in sui si rileva una predominanza del genere maschile sia di bulli che di vittime. Per quanto riguarda invece l’età si trovano delle differenze: la fascia che risulta più colpita sembra essere quella tra i 12 e 14 anni.

    In risposta al cyber-bullismo, bambini e ragazzi spesso consultano amici o provvedono da soli ad affrontare gli aggressori. Soltanto in rari casi, le vittime raccontano ai genitori di quanto accaduto o semplicemente cercano di ignorare il problema.

    Va ricordato però che non solo le vittime ma anche gli aggressori hanno un’alta probabilità di esperire un’ampia gamma di problemi psicologici come sintomi depressivi, ideazioni suicidarie e tentativi di suicidio.

    Per spiegare il comportamento dei bulli alcuni autori (Doane, Pearson e Kelley, 2014) hanno utilizzato la teoria del comportamento pianificato (TPB dall’inglese Theory of Planned Behavior),ideata da IcekAjzen nel 1991, che consiste nella percezione che un soggetto ha di poter mettere in atto un comportamento voluto e che tale controllo possa influire sull’intenzione di attuare un dato comportamento e sull’effettivo comportamento stesso. Se l’atteggiamento, come scritto dall’autore, riguarda in che modo in senso positivo o negativo la persona valuta i comportamenti, da Olweus (1993) è stato riportato che i bulli hanno spesso un atteggiamento più positivo verso la violenza e un atteggiamento di bassa empatia verso le vittime.  Gli autori, al fine di studiare questi atteggiamenti, hanno somministrato a dei partecipanti la “Cyberbullying Experiences Survey” ideata da Doane,Kelley, Chiang e Padilla nel 2013, che va ad esaminare diversi stili di cyber-bullismo attraverso 20 items su 4 argomenti principali:

    • inganno (ad es. “Hai mai finto di essere qualcun altro mentre parlavi con qualcuno per via elettronica?”);
    • umiliazioni pubbliche (ad es. “Hai mai postato una foto imbarazzante di qualcuno per via elettronica dove altre persone potevano vederlo?”);
    • contatto non ricercato (ad es. “Hai mai mandato una foto pornografica non desiderata a qualcuno elettronicamente?”).
    • cattiveria (ad es. “Hai mai mandato un messaggio volgare per via elettronica a qualcuno?”);

    I risultati hanno mostrato che una bassa empatia verso le vittime di cyber-bullismo predice un atteggiamento più favorevole verso il compimento di atti di cyber-bullismo, che un atteggiamento più favorevole nei confronti del cyber-bullismo predice intenzioni più elevate perla messa in atto del cyber-bullismo, e che elevate intenzioni di mettere in atto comportamenti di cyber-bullismo predicono un più frequente compimento di comportamenti di cyber-bullismo.


    About Author

    Anna Cantagallo

    Anna Cantagallo opera nell’ ambito clinico da oltre 25 anni come medico specializzato in neurologia e medicina riabilitativa, esperto di riabilitazione neurologica e neuropsicologica. Fra i suoi casi clinici citiamo Federico Fellini.

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