Author Archives: Cantagallosede

  • -
anosognosia

Anosognosia. Valutazione e riabilitazione della persona con disturbi di consapevolezza

Tags : 

Anosognosia. Valutazione e riabilitazione della persona con disturbi di consapevolezza

Anosognosia. La consapevolezza è un concetto ampio e profondo, che comprende la consapevolezza di sé, dell’intorno, del presente, delle nostre azioni e delle loro conseguenze. Potrebbe essere definita come presenza cosciente nel hic et nunc, qui ed ora. Tutto ciò di cui siamo consapevoli in un dato momento forma una parte della nostra coscienza, “facendo dell’esperienza cosciente l’aspetto, al tempo stesso, più familiare e più misterioso della nostra vita” (Velmans & Schneider, 2007).

L’ anosognosia è un disturbo neuropsicologico legato alla sfera della consapevolezza che si riflette nella inabilità della persona a riconoscere di possedere un deficit neurologico. Il paziente anosognosico quindi non è consapevole di aver perso delle capacità dovute a una lesione cerebrale. Si possono osservare vari cambiamenti nell’individuo di natura comportamentale, affettiva e cognitiva. Ad esempio, il fenomeno dell’ anosognosia riguarda la vista, può essere riscontrato in funzioni motorie nei pazienti colpiti da paresi o plegia, per le funzioni linguistiche, per quelle mnestiche, per la demenza, per il neglect e in altre sindromi e condizioni. Tale fenomeno è molto frequente nei soggetti colpiti da ictus ed ha un forte impatto sulla vita del paziente, per cui è necessario conoscerlo e valutarlo per calibrare meglio il trattamento riabilitativo.anosognosia

La valutazione della consapevolezza di sé può essere effettuata mediante l’utilizzo di alcuni questionari e scale suggeriti dalla letteratura scientifica, come: Open Question Arti Inferiori, Berti et al; AHA- Assessment of Anosognosia For Hemianaesthesia, Spinazzola et al.). Bisogna combinare l’utilizzo di tali questionari al giudizio clinico al fine di valutare il grado di consapevolezza del paziente, in quanto si può possedere una percezione del problema eppure sottostimare o sovrastimare le conseguenze. Esistono dunque vari metodi per valutare il disturbo anosognosico, incluse le tecniche di neuroimaging e altre tecnologie. Le moderne tecniche di neuroscienze cognitive, quali la risonanza magnetica funzionale (fMRI), la tomografia ad emissione di positroni (PET), la tomografia computerizzata a emissione di fotone singolo (SPECT) e l’elettroencefalografia (EEG), offrono un importante contributo nella valutazione e studio dei correlati neuro-anatomici della consapevolezza di sé.

Il trattamento riabilitativo è perlopiù centrato sull’utilizzo di stimolazioni sensoriali e sul potenziamento delle abilità di metacognizione e automonitoraggio. Obiettivo finale di tale training metacognitivo è che i processi cognitivi escano allo scoperto e divengano presenti alla coscienza del paziente. La letteratura ci suggerisce che tipicamente l’anosognosia sia legata ad una lesione cerebrale nell’emisfero destro, dato il suo maggior coinvolgimento nei processi di consapevolezza e le aree maggiormente coinvolte siano i lobi prefrontali e parieto-temporali e, a livello subcorticale, il talamo. Infatti, le lesioni in queste aree si associano spesso a disturbi relativi all’elaborazione visuo-spaziale, al monitoraggio della realtà e della veridicità delle informazioni e al recupero delle memorie al sé, nonché a disturbi neuropsichiatrici come confabulazioni, falsificazioni della memoria autobiografica e stati persecutori (Venneri e Shanks, 2004), tale individuazione neuroanatomica appare plausibile con la variabilità dei sintomi.

Obiettivi

  • Fornire nozioni teoriche e cliniche sul concetto di consapevolezza
  • Imparare a riconoscere i disturbi della consapevolezza
  • Conoscere le implicazione sul sistema cognitivo
  • Conoscere nuove tecniche di valutazione e riabilitazione

Programma Corso

8.30  –  09.00: Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Fondamenti teorici e clinici: la consapevolezza
10.00 – 11.00: Panorama generale: i disturbi della consapevolezza
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30:  Test per la valutazione della consapevolezza
12.30 – 13.30: Riabilitare la consapevolezza: quali metodi
13.30 – 15.00:  Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Presentazione di casi
16.00 – 18.00: Strategie personalizzate e tecnologie avanzate per la diagnosi dei disturbi della consapevolezza

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma


  • -
aprassia

Aprassia nel cerebroleso adulto: come riconoscerle e come trattarle

Tags : 

Aprassia nel cerebroleso adulto: come riconoscerle e come trattarle

Aprassia. L’aprassia acquisita è un disturbo dell’attività motoria che si manifesta nel momento in cui l’individuo deve eseguire un movimento finalizzato, che era stato avviato intenzionalmente e che era dotato di scopo. E’ considerato un disturbo di natura neuropsicologica che è dovuto a trauma cranico, ictus, tumore cerebrale e malattia di Alzheimer. Il danno colpisce la capacità del cervello di segnalare correttamente le istruzioni per il corpo. Si possono distinguere varie forme di aprassia, ciascuna delle quali è legata al livello del processo di elaborazione deficitario:

  • Aprassia ideomotoria (AIM), è la impossibilità di eseguire un gesto in seguito a comando verbale, pur non essendoci alcuna tipologia di problema relativo all’attività spontanea e ai riflessi. Tale tipologia di aprassia è dovuta a lesioni del lobo parietale dell’emisfero dominante.
  • Aprassia ideativa (AI), difficoltà nella coordinazione dei movimenti che richiedono l’utilizzo di un oggetto. I gesti sono continuamente interrotti e confusi. E’ dovuta a lesioni della corteccia parieto-temporo-occipitale dell’emisfero dominante)
  • Aprassia costruttiva, difficoltà a determinare le relazioni spaziali di parti di oggetti o di oggetti, denota dunque un difetto dell’abilità di combinare ed organizzare, in cui i dettagli dovrebbero essere percepiti in un insieme.
  • Aprassia dinamica, incapacità di realizzare una sequenza di movimenti rapidiaprassia

E’ dunque semplice riconoscere i sintomi dell’aprassia in quanto sono generalmente legati alla sequenza di atti legati all’apprendimento. Di solito il paziente aprassico non è in grado di eseguire degli ordini che gli vengono impartiti, nonostante gli ordini in questione vengano capiti perfettamente. Quindi si tratta di una situazione patologica legata a lesioni dei centri superiori di associazione del cervello e in particolare a tutte quelle strutture che sono legate all’esecuzione di una sequenza di azioni.Il trattamento dell’aprassia dipende molto dalla profondità delle lesione e dalla tipologia di aprassia che presenta il paziente. Ad esempio, nel caso di un disturbo prettamente esecutivo, cioè in assenza di alterazioni del riconoscimento dei movimenti appresi, il riabilitatore si concentrerà soprattutto a sollecitare l’attenzione e la concentrazione nel corso del movimento. Nel caso in cui venga diagnosticato un deficit che riguarda più che altro il sistema semantico, il riabilitatore si concentrerà sulla rieducazione di un gesto che implica l’utilizzo di tale oggetto, sia in termini di riconoscimento che di discriminazione, aiutando il paziente attraverso filmati, fotografie o disegni. La letteratura ci insegna come nella valutazione e nel trattamento dell’aprassia, sia necessario un approccio ecologico: il paziente, quindi, deve essere valutato in situazioni di vita quotidiana; il colloquio, sia con il paziente che con i caregivers, è essenziale per valutare la consapevolezza circa il deficit; l’intervento per i pazienti più gravi deve essere orientato ad un adattamento delle condizioni ambientali. Inoltre, studi recenti hanno dimostrato l’efficacia di interventi terapeutici e riabilitativi effettuati presso la casa stessa del paziente, allo scopo di facilitare la generalizzazione della terapia (Boman et al., 2004).

Obiettivi

  • Fornire nozioni base sul riconoscimento delle aprassie
  • Comprendere le basi del trattamento nel cerebroleso adulto
  • Conoscere come si manifestano e le implicazione delle aprassie sul funzionamento cerebrale
  • Conoscere nuove metodiche di valutazione e riabilitazione

Programma corso

8.30  –  09.00:Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Conoscere le aprassie
10.00 – 11.00: Panorama generale: quali implicazioni nel cerebroleso adulto
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30:  Metodi di indagine: come riconoscere le aprassie
12.30 – 13.30: La riabilitazione delle aprassie nel paziente cerebroleso adulto
13.30 – 15.00: Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Presentazione di casi
16.00 – 18.00: Strategie personalizzate e tecnologie per la valutazione e riabilitazione delle aprassie.
Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


  • -
attenzione

Funzioni attentive nel paziente cerebroleso: valutazione e riabilitazione

Tags : 

Funzioni attentive nel paziente cerebroleso: valutazione e riabilitazione

Funzioni attentive. Il cervello può subire varie lesioni in qualunque momento della vita di un individuo: dal concepimento alla nascita, fino all’età adulta. Un danno cerebrale di origine traumatica o di altra natura, può determinare una condizione di coma, più o meno duraturo, e menomazioni sensomotorie, cognitive o comportamentali, che possono indurre una significativa disabilità. Da tale definizione vengono escluse le cause pre natali o post parto, le malattie degenerative del sistema nervoso e le patologia cerebrovascolari. Tali cerebrolesioni rappresentano un problema sanitario per vari motivi, in quanto colpiscono spesso giovani e adulti in piena età scolastica o lavorativa, per l’impatto emotivo che hanno sulla persona colpita che deve modificare il proprio stile di vita, a causa delle conseguenze sociali in termini di reinserimento lavorativo e scolastico, e soprattutto per la complessità della disabilità nelle varie funzioni dell’individuo.

funzioni attentive

I deficit cognitivi che insorgono a seguito di lesioni cerebrali possono riguardare lesioni di varia natura come la percezione, le funzioni esecutive, il movimento, l’attenzione, la memoria e il linguaggio. In particolare, un’alterazione delle funzioni attentive nel cerebroleso può manifestarsi in vari modi in quanto tale fenomeno non è unitario, ma richiede il coinvolgimento di svariati processi mentali. Infatti, il processo attentivo è in grado di ottimizzare l’elaborazione delle informazioni attraverso più proprietà, come: la detenzione e il riconoscimento degli stimoli, la possibilità di memorizzare e la capacità di richiamare eventi significativi. Tuttavia è possibile individuare delle caratteristiche tipiche, per cui ad esempio il paziente può presentare una eccessiva distraibilità e tendenza a perdersi nei dettagli con incapacità di sintesi, confusione mentale, inconcludenza nel portare a termine qualunque operazione, imprevedibilità etc. In generale dunque si riscontra una incapacità di focalizzare l’attività mentale su una operazione mentale, con impossibilità di migliorare le prestazioni di tale operazione. L’iter valutativo prevede la raccolta di informazioni da diverse fonti con interviste semistrutturate e/o questionari e una valutazione testistica approfondita in cui si indagano le abilità nei diversi sistemi coinvolti nell’attenzione, cioè attenzione focalizzata (o selettiva), attenzione divisa (o distribuita), allerta e attenzione sostenuta (o diffusa).

La riabilitazione di tali pazienti riguarda specifici interventi personalizzati in base alla natura e intensità della lesione. E’ bene citarne alcuni come il training cognitivo, che consiste nel potenziamento delle abilità cognitive che prevedono sia le strategie per far fronte a carenze individuali, sia gli esercizi per potenziare le abilità in cui si riscontrano maggiori difficoltà. Inoltre, in letteratura si citano ampiamente le funzioni attentive lesionate a seguito di una cerebrolesione acquisita e gli interventi riabilitativi più efficienti. I contributi più recenti mostrano come un approccio di tipo selettivo, attraverso il quale si focalizza l’intervento nel miglioramento di funzioni attentive specifiche, può determinare dei miglioramenti più consistenti rispetto ad un approccio globale.

Obiettivi

  • Fornire nozioni sul funzionamento delle funzioni attentive
  • Imparare a riconoscere le implicazioni del trauma cranico sulle funzioni attentive
  • Riconoscere la specificità dei singoli casi
  • Conoscere nuove metodiche di valutazione e riabilitazione

Programma del corso

8.30  –  09.00:Registrazione dei partecipanti
9.00 – 10.00: Inquadramento teorico delle funzioni attentive
10.00 – 11.00: Panorama generale: il trauma crenico e le implicazioni sulle funzioni attentive
11.00 – 11.30:  Pausa caffè
11.30 – 12.30:  La valutazione deli disturbi delle funzioni attentive in relazione al TC
12.30 – 13.30: La riabilitazione delle funzioni attentive in relazione al TC
13.30 – 15.00: Pausa Pranzo
15.00 – 16.00: Presentazione di casi
16.00 – 18.00: Nuove strategie per la valutazione e riabilitazione delle funzioni attentive

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 € + IVA

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


  • -
afasia

Afasia. Valutazione e riabilitazione dei disturbi del linguaggio e della comunicazione

Tags : 

Afasia. Valutazione e riabilitazione dei disturbi del linguaggio e della comunicazione

Afasia.La comunicazione è un aspetto essenziale della vita umana, è ciò che più ci caratterizza in quanto specie e rappresenta una base imprescindibile nello sviluppo delle capacità di interazione verso una sempre maggiore autonomia. Tuttavia, a seguito di un ictus o lesione cerebrale possono presentarsi dei disturbi del linguaggio. Occorre distinguere tipologie di disturbi differenti: le afasie dovute alla perdita parziale o completa della capacità di esprimersi o di comprendere parole scritte o dette a voce, la cui lesione interessa il centro del linguaggio nel cervello; i disturbi di articolazione del linguaggio (disartria) dovuti ad un’alterata funzione dei muscoli coinvolti nell’articolazione; disturbi di fonazione (disfonia) dovuti ad un’alterata funzione dei muscoli coinvolti nella fonazione; disturbi della comunicazione verbale dovuti ad alcune malattie mentale o a demenza. Concentrandoci sugli afasici possiamo riscontrare dei disturbi dell’espressione orale, della comprensione, della scrittura e della lettura. Per cui è possibile identificare delle tipologie anche in base alla sede della lesione: afasia globale, associata a grave difetto di comprensione, scrittura, lettura ed espressione orale non fluente; afasia di Broca, in cui la scrittura e la lettura sono generalmente alterate e l’espressione orale non è fluente; afasia di Wernicke, fluente ed associata a un grave difetto di comprensione, scrittura e lettura; afasia amnestica e di conduzione.

afasia

La valutazione del linguaggio, orientata all’individuazione di un’afasia, prevede l’utilizzo di vari test, tra cui: il Test di costruzione frasi, Test di Fluenza Verbale Fonemica, Esame Neuropsicologico per l’Afasia (ENPA), Batteria sul Linguaggio dell’emisfero Destro (BLED), Batteria per l’Analisi dei Deficit Afasici (BADA) e molti altri. Per la valutazione delle prestazioni dell’individuo in diverse prove di produzione e di comprensione è bene eseguire diverse prove che possano indirizzarci circa la natura del problema.

Sulla base delle informazioni ottenute dalle valutazioni precedenti vengono, quindi, stabilite priorità logiche e cronologiche del trattamento; si procede all’individuazione dell’approccio ritenuto più appropriato in base alle caratteristiche del paziente. La letteratura mostra come nelle afasie fluenti la consapevolezza da parte del paziente dei propri deficit rappresenta un primo step affinchè possa realizzarsi una modifica dei comportamenti tali da indurre il paziente all’uso di una comunicazione intenzionale più efficace. Invece, nei soggetti con afasia non fluente è prioritaria una stimolazione linguistico-verbale attraverso l’apprendimento di strategie utili all’evocazione lessicale e al ripristino della programmazione motorio-articolatoria.

Obiettivi

  • Fornire nozioni sul funzionamento del linguaggio e della comunicazione
  • Imparare a riconoscere i disturbi del linguaggio
  • Conoscere le modalità di riabilitazione
  • Conoscere nuove metodiche di valutazione e riabilitazione

Programma del corso:

8.30-09.00: Registrazione dei partecipanti
9.00-10.00: Linguaggio e comunicazione: modelli teorici
10.00-11.00: Afasie e loro classificazione
11.00-11.30: Pausa caffè
11.30-13.30: Valutazione dei disturbi del linguaggio: test neuropsicologici
13.30-15.00: Pausa Pranzo
15.00-17.00: Riabilitare la comunicazione: terapie logopediche, neuromotorie e tecnologie
17.00-18.00: Presentazione e discussione di casi clinici

Docente:
Dott.ssa Anna Cantagallo:
Medico neurologa e fisiatra, referee in neuroscienze. Direzione scientifica BrainCare.

Quota di partecipazione:
122 €

Sede:
BrainCare Direzione Generale – Via Fornace Morandi 24, Padova

Modalità di iscrizione:

Per iscriverti ai corsi 2018 è sufficiente compilare la scheda di iscrizione che trovi nella BROCHURE CORSI 2018 inviarla assieme alla ricevuta di pagamento a segreteria@braincare.it

Per effettuare il bonifico di iscrizione ai corsi seguire le seguenti coordinate bancarie:
IBAN: IT 70 Q 03268 12100 052832701030
Intestato a BrainCare srl
Banca Sella s.p.a., via S. Marco, 11/C – 35129 – Padova

Per completare l’iscrizione è sufficiente inviare la ricevuta del pagamento e il modulo di iscrizione adeguatamente compilato, al seguente indirizzo: segreteria@braincare.it.

Il corso fa parte del programma formativo del 2018 in tema di neuropsicologia. Scopri qui tutti i corsi in programma.


  • -

Motivazione. Il motus personale che dal di dentro rivoluziona il fuori

Tags : 

Motivazione. Il motus personale che dal di dentro rivoluziona il fuori

Motivazione. Da tempo il mondo della ricerca nelle organizzazioni è a conoscenza di un fatto che il mondo del business non ha mai messo in pratica. Da decenni, dopo numerosi esperimenti condotti in più parti della terra, si è scoperto che il tradizionale metodo di ricompensa su cui si basa la nostra economia non è così efficiente: il metodo “carrot&stick”, bastone e carota, non funziona nel modo in cui crediamo. È questo l’assunto di base da cui parte lo scrittore e business thinker Dan H, Pink, autore di un Ted talk imperdibile, in cui esamina come gli studi sul comportamentismo abbiano rivelato un crepaccio che il mondo del business ha sottovalutato per decenni.

Read More


  • -
forza e mente

Forza e Mente. Le 13 abitudini che le persone forti non seguono

Tags : 

Forza e Mente. Le persone mentalmente forti vivono secondo abitudini sane. Ci sono determinate attività o processi di pensiero che non intraprendono o non cominciano mai, certe volte perché cresciute in ambienti sicuri e protetti in cui non vi era nulla di disadattivo e certe altre perché hanno vissuto l’esatto contrario di questa fortuna, dovendosi tirare su le maniche già dalla prima infanzia e venendo subito a patto con la propria vita.

Read More

  • -
empatia cognitiva

Empatia cognitiva: la capacità di leggere la mente di un altro è innata

Tags : 

Empatia cognitiva. L’empatia cognitiva indica la capacità di una persona di riconoscere ciò che un altro individuo pensa o prova, e di prevedere le sue azioni future in base alle sue cognizioni: si tratta di una skill fondamentale nelle interazioni sociali e nei rapporti interpersonali che sono alla base del benessere fisico e mentale della persona. Essa si differenzia dalla così detta “empatia affettiva”che è la capacità di rispondere adeguatamente ad un’emozione altrui.
È riportato nella letteratura scientifica che alterazioni di questa capacità (sia troppo elevata che deficitaria) sono associate a condizioni psichiatriche quali autismo, anoressia nervosa e schizofrenia, non è tuttavia ancora chiaro quali siano i correlati genetici coinvolti.
In uno studio pubblicato su Nature si è proceduto ad investigare l’architettura genetica dell’empatia cognitiva: innanzitutto e stata misurata l’effettiva capacità di cogliere i pensieri degli altri in oltre 88.000 partecipanti attraverso un test online, il “Reading the Mind in the Eyes’ Test”. In esso veniva presentata una foto di una sola regione dell’occhio e veniva chiesto loro di cercare di comprendere l’emozione o lo stato mentale che quella foto esprimeva; successivamente si è passati ad un’analisi dell’associazione empatia-genoma e delle correlazioni tra DNA e patologie psichiatriche.
I risultati della ricerca suggeriscono effettivamente un’influenza dei geni sulla performance nell’Eyes Test e solo nelle donne sono state individuate delle varianti genetiche sul cromosoma 3 a carico del gene LRRN1 che sono implicate nella loro dote naturale di “leggere la mente”.empatia cognitiva
Attraverso delle tecniche di brain imaging funzionale è stato dimostrato che lo striato, zona del cervello in cui questo gene è particolarmente attivo, ricopre un ruolo molto rilevante nell’ empatia cognitiva.
Inoltre se si guardano i risultati ottenuti in studi precedenti ne risultava che le persone affette da autismo e anoressia nervosa tendono ad avere punteggi più bassi nell’Eyes Test, mentre questo gruppo di ricerca ha rilevato che punteggi più bassi  erano correlati alle varianti genetiche che aumentano il rischio associato di sviluppare l’anoressia, ma non l’autismo: ciò potrebbe riguardare il fatto che l’autismo coinvolge sia tratti sociali che non sociali, mentre questo test è un misuratore di un solo tratto sociale. Per sviluppare autismo sono sicuramente implicate più variabili: genetiche e non, sociali e non.
E tu invece, ti senti geneticamente empatico? Vieni a scoprirlo in BrainCare! Potrai avere una risposta a questa domanda sia attraverso lo studio della tua abilità di connetterti alle emozioni dell’altro, sia grazie all’analisi genomica (un test adatto anche a  mantenere il corpo in perfetta forma, di individuare le possibili cause genetiche di malattie o intolleranze alimentari oppure di migliorare le performance in ambito sportivo).

Ti aspettiamo!


  • -

La Dieta Mima Digiuno

Tags : 

Dieta mima digiunocosa è?

La dieta mimo digiuno indica un regime alimentare creato dagli esperti dell’University of Southern California, guidati dal Prof. Valter Longo, professore di biogerontologia e direttore dell’Istituto sulla longevità presso l’University of Southern California. Il progetto si è avvalso della collaborazione dell’Istituto Firc di Oncologia Molecolare (IFOM)  di Milano.

Si chiama così perché consiste nell’apporto di un quantitativo minimo di calorie dove però non vengono drasticamente ridotti grassi e carboidrati come per le diete ipocaloriche.

Perché farla?

L’obiettivo che si vuole raggiungere con questo tipo di alimentazione consiste nel favorire la perdita di peso e contemporaneamente nel prevenire l’insorgenza di alcune malattie, come quelle neurodegenerativo attraverso l’attivazione di un processo di rigenerazione cellulare. Il professor Longo è giunto all’invenzione di questa dieta, dopo aver studiato le persone affette da sindrome di Laron, una malattia genetica caratterizzata dalla resistenza all’ormone della crescita.

Cosa si mangia?

Innanzitutto è bene specificare che la dieta debba essere condotta sotto stretto controllo medico. Infatti nella dieta non sono previsti dei cibi specifici da assumere in quantità uguale per tutti: è il medico che stabilisce quali cibi inserire nei pasti quotidiani, ovviamente dopo aver visitato il paziente accuratamente, tenendo conto del suo stato di salute.

Comunque in generale viene incentivato il consumo di zuppe, verdure, frutta secca, carboidrati semplici e di liquidi mentre viene messo al bando lo zucchero raffinato.

Quali sono gli effetti?

Il digiuno sembra portare il nostro corpo in uno stadio di rigenerazione, in cui si attiva la produzione interna di cellule staminali. Questo provoca anche un reset del sistema immunitario.

 Quanto dura?

La durata è di soli 5 giorni e si ripete ogni 3 o ogni sei mesi.

Quali sono i benefici?

Ecco un elenco di benefici testati:

  • Minor apporto di calorie
  • Calo di peso corporeo
  • Riduzione del rischio di contrarre tumore
  • Ringiovanimento del sistema immunitario
  • Minore rischio di infiammazioni
  • Perdita di densità minerale ossea
  • Riduzione dei fattori di rischio legati all’invecchiamento
  • Mantenimento del diabete sotto controllo
  • Minore rischio di malattie cardiovascolari

 Studio randomizzato su 100 soggetti sani

 Dieta Mima-Digiuno per 5 giorni al mese, ogni 3 mesi x 4 volte / anno

PARAMETTO EFFETTO

 

NOTE
Glucosio -12 mg/dl solo in soggetti con alti valori di glicemia
Pressione sanguigna -6 mmHg solo in soggetti con pressione sanguigna moderatamente alta
LDL Colesterolo -20 mg/dl

 

Trigliceridi -25 mg/dl

 

CRP (proteina C reattiva) -1,5 mg/dl

 

IGF-1

Insulin Growth Factor

o Somatomedina

-60 ng/ml

Prevenzione con dieta mimo-digiuno delle malattie neuro-degenerative

Questa dieta è stata soprannominata “la dieta della longevità”, perché l’obiettivo non è la sola perdita di peso, ma l’idea di proteggersi da varie malattie tra cui quelle neurodegenerative che non permettono un buon invecchiamento.

Lo stesso Umberto Veronesi, venuto a mancare da poco tempo, ha detto a proposito della dieta mima digiuno che “abbassa i fattori di rischio associati all’invecchiamento, come ad esempio le malattie cardiovascolari, il diabete, l’obesità e il cancro. L’invecchiamento viene rallentato, assicurandoci dieci anni di vita in più”. Questo avviene perché la restrizione calorica è un meccanismo noto per gli effetti antiaging, in quanto promuove processi metabolici di protezione dallo stress ossidativo, anti-infiammatori, di ottimizzazione del metabolismo energetico cellulare. I modelli animali ai quali è stata applicata una restrizione alimentare per fini sperimentali, hanno mostrato un incremento della longevità.

Tra le diverse malattie neurodegenerative, Valter Longo e i suoi collaboratori hanno osservato una riduzione dei sintomi della sclerosi multipla, patologia che colpisce 110mila italiani.

Secondo quanto sostiene lo stesso Valter Longo “durante la dieta che imita il digiuno, si produce del cortisone e ciò dà inizio ad una soppressione di cellule autoimmuni. Questo processo porta anche alla produzione di nuove cellule sia immunitarie sia del sistema nervoso”.   I ricercatori hanno scoperto che la dieta che mima il digiuno, inoltre, promuove la rigenerazione della mielina (la guaina di proteine e grasso che protegge i neuroni, le fibre nervose e il nervo ottico dell’organismo e che viene attaccata dal sistema immunitario, fino alle lesioni (sclerosi) che impediscono una corretta trasmissione degli impulsi nervosi).


  • -

Corsi 2017

Online i corsi per l’anno 2017.

Per maggiori informazioni sugli argomenti e sui costi clicca QUI.

I corsi sono inseriti in ordine cronologico


  • -

La Sclerosi Multipla

Che cos’è?

La sclerosi multipla (S.M.) è una malattia autoimmune neurodegenerativa che comporta la demielinizzazione progressiva del sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale). Questo processo provoca anomalie nella segnalazione neurale, con sintomatologia che può variare da moderata (aumento del senso di fatica) a grave (problemi di mobilità) fino alla morte.

Incidenza e Fattori di rischio

Nel mondo ci sono circa 3 milioni di persone con sclerosi multipla, di cui 500.000 in Europa e 68.000 in Italia. Ogni anno si verificano 1.800 nuovi casi. Tuttavia la distribuzione della malattia non è omogenea, né dal punto di vista geografico né per quanto riguarda l’età dei soggetti colpiti. L’età di esordio è infatti tra i 15 e i 50 anni, anche se questa malattia si manifesta soprattutto nei i giovani adulti tra i 20 e i 30 anni. L’Italia è considerata un’area ad alto rischio di malattia (113 casi su 100.000 abitanti), sia per le regioni del Sud che per quelle del Nord, anche se con qualche differenza regionale.

Sebbene le cause non siano ancora del tutto chiare vi sono diversi fattori che aumenterebbero il rischio di riscontrare questa malattia oltre all’ambiente e alla genetica. Partendo dal presupposto che diversi studi hanno dimostrato che più ci si allontana dall’equatore e maggiori casi di MS vengono rilevati, è stata ipotizzato una correlazione tra l’ambiente e l’incidenza della malattia. A tal proposito alcuni fattori di rischio potrebbero corrispondere al clima, alla ridotta esposizione alla luce solare e alla scarsa assunzione di vitamina D. Inoltre, come già specificato sopra, anche l’età dei soggetti rende più vulnerabili al riscontro della MS. Un ulteriore fattore viene poi identificato nel sesso: le donne infatti vengono maggiormente colpite da SM in un rapporto 3:1 rispetto agli uomini. Infine vi sono molti microorganismi che si ipotizza siano responsabili di infezioni causanti SM, ma da questo punto di vista  nulla è stato ancora completamente dimostrato.

Sintomi

I sintomi che la SM provoca variano da persona a persona, a causa della diversa localizzazione dell’infiammazione, vi è infatti una stretta correlazione tra il deterioramento cognitivo e la sede della lesione. Tuttavia alcuni dei sintomi più diffusi sono: disfunzioni neuropsicologiche motorie, sensoriali, autonomiche (le più varie) disordini delle funzioni attentive, delle funzioni mnesiche, delle funzioni visuo-spaziali, delle funzioni esecutive. Tra i disturbi cognitivi i deficit nella velocità di elaborazione delle informazioni e nella working memory, sono i primi segni della malattia.
Concludendo che le  disfunzioni cognitive, pur se di entità variabile da soggetto a soggetto, sono frequenti nei pazienti con SM (circa un terzo dei pazienti pare abbia un disturbo cognitivo) in Italia 22.000 persone con SM (1/3 di 68.000) potrebbero giovarsi di un programma di riabilitazione neuropsicologica.

Diagnosi

Non essendo possibile diagnosticare con un unico strumento la SM, è necessario utilizzarne più di uno e analizzare tutti i risultati, ricordando se necessario di rivalutare la situazione nel tempo. Alcuni di questi strumenti utilizzati sono:

  • storia clinica del paziente
  • risonanza magnetica
  • potenziali evocati
  • esame del liquor cerebrospinale

Trattamento

Come per altre patologie del SNC, anche nella SM è necessario mettere in campo tutti i mezzi e in atto tutte le strategie possibili al fine di permettere il mantenimento di livelli accettabili di efficienza, autonomia, di benessere fisico, psicologico e sociale.      A tal proposito è sempre crescente la ricerca e l’utilizzo di nuovi trattamenti (come per esempio lo yoga e l’esercizio esercizio fisico) che possano contribuire al miglioramento dei deficit cognitivi. Le terapie farmacologiche finora disponibili anche quando sono in grado di modificare il decorso della malattia, soprattutto in termini temporali, non permettono il recupero delle capacità compromesse. Trattamenti di riabilitazione cognitiva invece vengono somministrati per migliorare le prestazioni, l’autonomia, il grado di interazione familiare e sociale, la qualità della vita di tali pazienti agendo su alcune disfunzioni che non trovano giovamento da altri interventi e che influiscono notevolmente sui livelli funzionali di queste persone. Tali strategie riabilitative sono sempre più basate sulle conoscenze derivate dalle discipline di base, con una apertura d’orizzonte più ampia possibile. La somministrazione dei trattamenti è affidata a personale specializzato, in alcuni casi è però possibile una somministrazione gestita dal paziente stesso o dai suoi caregiver in modo da facilitare sempre più il processo di riabilitazione cognitiva.  

Bibliografia
Compston A, Coles A. (2002) Multiple sclerosis. Lancet. ;359(9313):1221-31.
Bianconi, E. Poggioli, E. Merelli, E. Razzaboni, D. Comelli. Aspetti psicologici della sclerosi multipla. Ital Med Lav Erg 2006; 28:1, 22-28.
Jønsson A. et al. Cognitive impairment in newly diagnosed multiple sclerosis patients: a 4-year follow-up
study. J Neurol Sciences, 2006, 245: 77-85.
Feinstein A et al. Clinically isolated lesions of the type seen in multiple sclerosis: a cognitive, psychiatric, and MRI follow up study. J Neurol Neurosurg Psychiatry, 1992, 55: 869-76.
Pelosi L. et al. Working memory impairment in early multiple sclerosis. Evidence from an event-related potential study of patients with clinically isolated myelopathy. Brain, 1997, 120: 2039-2058.
McDonnell MN, Smith AE, Mackintosh SF. Aerobic exercise to improve cognitive function in adults with neurological disorders: a systematic review. Arch Phys Med Rehabil 2011;92: 1044-52.
 Mattioli F1, Stampatori C, Zanotti D, Parrinello G, Capra R Efficacy and specificity of intensive  cognitive  rehabilitation of attention and executive functions in multiple sclerosis. J Neurol 2010; 288:101-105.
Sangelaji B, Estebsari F, Nabavi SM, Jamshidi E, Morsali D, Dastoorpoor M. The effect of exercise therapy on cognitive functions in multiple sclerosis patients: A pilot study. Med J Islam Repub Iran. 2015; 29:205

I MIEI PARTNER

NEWSLETTER


    Desidero ricevere Newsletter nei termini e nei modi indicati all'interno della Privacy Policy.

    Desidero ricevere Informazioni di carattere commerciale nei termini e nei modi indicati all'interno della Privacy Policy.

    Prendo visione dell'informativa sulla privacy e acconsento al trattamento dei miei dati.

    Seguimi su: